DIVANO SUI GENERIS
THRILLER
PRIMA USCITA
PARTE I
THRILLER
L’essere umano, fin dall’inizio dei tempi, ha cercato di dare risposte e senso a cose che non riusciva a capire e decifrare. La grande attrazione macchinosa dell’uomo per l’ignoto è da sempre stato un traino per la produzione artistica, filosofica e scientifica.
Uno sviluppo di questa forma di curiosità insita nell’indole umana mischiata all’intrattenimento produrrà a partire dagli anni ’50 un nuovo genere cinematografico, il genere Thriller.
Lee Child, scrittore inglese, affermava che scrivere un thriller significa fare una domanda all’inizio e rispondere alla fine. È costante nel genere thriller porre delle domande e situazioni particolari all’inizio del film per costruire coerentemente la trama focalizzando incessantemente l’attenzione dello spettatore in dati e fatti ben costruiti e concisi.
Nato sulla scia del mistery e del giallo letterario, il genere di per sé stimola costantemente forti stati d’animo generando un alto livello di aspettativa e incertezza volte a sorprendere e terrorizzare lo spettatore. La suspense, che a volte può sfociare anche nella paura o nella confusione, è un tratto caratteristico del thriller.
Incominciamo a analizzare i vari tratti distintivi del genere preso in esame.
L’attenzione dello spettatore si concentra sul “chi è stato?”, “ce la farà?”, “cosa succederà?”. Generalmente non viene spiegato ogni fatto narrativo, l’azione spesso può prevalere sul mistero, e la storia ruota intorno a personaggi comuni che devono cavarsela in situazioni difficili.
Lo spettatore può spesso assistere alla preparazione di crimini o piani diabolici, subendo un forte coinvolgimento, anche attraverso l’uso di scene rallentate per cogliere meglio i dettagli o dall’utilizzo di cliffhanger, cioè un’interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena, metodo molto usato anche nelle serie TV.
È ricorrente trovare nel genere thriller un antagonista che il personaggio principale deve sconfiggere: spesso si tratta di riuscire a fermare un piano criminale, un attentato, un pericolo per la salvaguardia del pianeta o una serie di omicidi. Fornire una tensione costante, mantenendo alto il livello dello spettatore fino a un climax sono tutti elementi base di un film thriller, adornato spesso da un continuo movimento, toni cupi e minacciosi.
La suspense si crea quando, attraverso schemi, giochi mentali, lotte psicologiche, i due personaggi della storia, il protagonista e l’antagonista, mirano a distruggersi l’uno con l’altro.
Capita spesso che i due debbano combattere sia a livello fisico che a livello psicologico. Per questo risulta importante sottolineare una particolarità del genere preso in considerazione che risiede nella costruzione dei personaggi. Questi devono spesso essere più complessi rispetto ad altre trame, come ad esempio i generi comici, romantici e horror, in cui la trama narrativa prevale sulla caratterizzazione dei personaggi. I protagonisti infatti sono spesso normali cittadini, uomini o donne con un passato particolare o un determinato lato debole.
Il mondo che ruota intorno agli attori principali della storia non è generalmente influenzato dalla storia che il soggetto vive e tende a non risentire delle azioni di quest’ultimo. Una vita straordinaria in un mondo ordinario. Può essere proprio questo il leitmotiv della curiosità umana. Il voler evadere dalla quotidianità è una colonna portante del cinema, l’aspettarsi una giornata diversa in una monotonia costante. È alquanto affascinante il parallelismo tra enigmi della trama e quelli dell’animo umano.
Hitchcock, fondatore del genere thriller nel cinema, adornava spesso i propri film di persone comuni, con segreti personali o desideri diabolici. Egli inoltre affermava che anche se avesse fatto Cenerentola, il pubblico avrebbe cercato qualche cadavere nella carrozza. Questo voleva sia da una parte affermare che era un regista centrato e riconosciuto su un particolare genere, sia come le persone tendono a ricercare in un film altre cose, specialmente ambigue, cupe e misteriose.
Un elemento caratterizzante del filone thriller è il cosiddetto MacGuffin, termine coniato da Alfred Hitchcock in persona insieme allo sceneggiatore Angus McPhail, un escamotage filmico ancora presente su tantissime pellicole.
Per MacGuffin si intende un elemento di dinamicità e pretestuosa ambiguità nella storia volto a scombussolare e disorientare lo spettatore stesso. In pratica ha una forte importanza per il personaggio della storia, ma non aiuta né possiede un vero significato per lo spettatore. Un semplice pretesto per innescare il motore della trama. Ne sono un esempio la lettera nel film “Psyco”, la valigetta in “Pulp Fiction”, la scatola blu in “Mulholland Drive”, la parola Rosabella in “Quarto Potere”.
Con il tempo, il genere thriller ha sviluppato varie declinazioni creando dei veri e propri sottogeneri, che con i loro temi specifici si aggiungono a quelli principali del genere stesso.
Citerò solo alcuni sottogeneri per dare un’idea sulla loro influenza nella scrittura stessa.
Il thriller d’azione, ad esempio, molto comune ai giorni nostri, è spesso caratterizzato da un discreto uso di violenza e una lotta contro il tempo: l’attenzione dello spettatore è più incentrata nell’azione, su stunt, esplosioni e un continuo inseguimento di uno o più cattivi.
Ne sono un esempio film come “Saw”, “John Wick”, “Jason Bourne”, “Sicario”.
Un altro sottogenere molto famoso è il thriller legale, dove l’azione si concentra dentro e fuori le aule di tribunale, e i protagonisti possono rischiare sia di perdere le cause e la propria posizione lavorativa sia la loro vita. Ne sono un esempio film come “Codice d’Onore”, “Philadelphia”, “Amistad”.
L’ultimo sottogenere che prenderemo in esame è il thriller psicologico, dove l’enfasi è posta nella mente o nelle menti dei protagonisti della trama, a volte la suspense deriva dall’interno del conflitto di un’unica mente. Il rischio è più alto a livello mentale che a livello fisico.
Tra i film di questo sottogenere ritroviamo “Seven”, “Memento”, “L’Uomo senza Sonno”, “Arancia Meccanica”, “L’Inquilino del Terzo Piano”.
Alfred Hitchcock disse: “Ho avuto la grande fortuna di essere molto pauroso. Il mio vantaggio è di essere un codardo e di avere una soglia della paura bassa, perché un eroe non è in grado di fare film di suspense”.
Non c’è spazio per eroi in questo genere, per miti, per persone perfette. La verità sta nelle cose ambigue, nelle cose non dette, nelle cose viste solo dallo spettatore. La mente è un viaggio continuo da scoprire e ripercorrere con il dilemma di capire se alla fine siamo normali come crediamo. Il genere thriller ci aliena, ci seduce, ci capisce e ci fa sentire meno soli, ci fa riconoscere debolezze e accettare momenti particolari in una linea retta senza ritorno. Perché alla fine, come affermava Ingmar Bergman, “Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima.”
Film Consigliati:
Bed Time (Amazon Prime Video)
Cosmopolis (RaiPlay)
The Bar (Netflix)
Le Conseguenze dell’Amore (Netflix)
Secret Window (Netflix)
Effetti Collaterali (Netflix)
La Ragazza nella Nebbia (Netflix)
L’Ospite Invisibile (Netflix)
Enemy (Amazon Prime Video)
The Loft (Amazon Prime Video)
Il Sospetto (MioCinema)
Trilogia Millennium (MioCinema)
Articolo a cura di Bernardo Angeletti.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.
DIVANO SUI GENERIS
THRILLER
PRIMA USCITA
PARTE I
THRILLER
L’essere umano, fin dall’inizio dei tempi, ha cercato di dare risposte e senso a cose che non riusciva a capire e decifrare. La grande attrazione macchinosa dell’uomo per l’ignoto è da sempre stato un traino per la produzione artistica, filosofica e scientifica.
Uno sviluppo di questa forma di curiosità insita nell’indole umana mischiata all’intrattenimento produrrà a partire dagli anni ’50 un nuovo genere cinematografico, il genere Thriller.
Lee Child, scrittore inglese, affermava che scrivere un thriller significa fare una domanda all’inizio e rispondere alla fine. È costante nel genere thriller porre delle domande e situazioni particolari all’inizio del film per costruire coerentemente la trama focalizzando incessantemente l’attenzione dello spettatore in dati e fatti ben costruiti e concisi.
Nato sulla scia del mistery e del giallo letterario, il genere di per sé stimola costantemente forti stati d’animo generando un alto livello di aspettativa e incertezza volte a sorprendere e terrorizzare lo spettatore. La suspense, che a volte può sfociare anche nella paura o nella confusione, è un tratto caratteristico del thriller.
Incominciamo a analizzare i vari tratti distintivi del genere preso in esame.
L’attenzione dello spettatore si concentra sul “chi è stato?”, “ce la farà?”, “cosa succederà?”. Generalmente non viene spiegato ogni fatto narrativo, l’azione spesso può prevalere sul mistero, e la storia ruota intorno a personaggi comuni che devono cavarsela in situazioni difficili.
Lo spettatore può spesso assistere alla preparazione di crimini o piani diabolici, subendo un forte coinvolgimento, anche attraverso l’uso di scene rallentate per cogliere meglio i dettagli o dall’utilizzo di cliffhanger, cioè un’interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena, metodo molto usato anche nelle serie TV.
È ricorrente trovare nel genere thriller un antagonista che il personaggio principale deve sconfiggere: spesso si tratta di riuscire a fermare un piano criminale, un attentato, un pericolo per la salvaguardia del pianeta o una serie di omicidi. Fornire una tensione costante, mantenendo alto il livello dello spettatore fino a un climax sono tutti elementi base di un film thriller, adornato spesso da un continuo movimento, toni cupi e minacciosi.
La suspense si crea quando, attraverso schemi, giochi mentali, lotte psicologiche, i due personaggi della storia, il protagonista e l’antagonista, mirano a distruggersi l’uno con l’altro.
Capita spesso che i due debbano combattere sia a livello fisico che a livello psicologico. Per questo risulta importante sottolineare una particolarità del genere preso in considerazione che risiede nella costruzione dei personaggi. Questi devono spesso essere più complessi rispetto ad altre trame, come ad esempio i generi comici, romantici e horror, in cui la trama narrativa prevale sulla caratterizzazione dei personaggi. I protagonisti infatti sono spesso normali cittadini, uomini o donne con un passato particolare o un determinato lato debole.
Il mondo che ruota intorno agli attori principali della storia non è generalmente influenzato dalla storia che il soggetto vive e tende a non risentire delle azioni di quest’ultimo. Una vita straordinaria in un mondo ordinario. Può essere proprio questo il leitmotiv della curiosità umana. Il voler evadere dalla quotidianità è una colonna portante del cinema, l’aspettarsi una giornata diversa in una monotonia costante. È alquanto affascinante il parallelismo tra enigmi della trama e quelli dell’animo umano.
Hitchcock, fondatore del genere thriller nel cinema, adornava spesso i propri film di persone comuni, con segreti personali o desideri diabolici. Egli inoltre affermava che anche se avesse fatto Cenerentola, il pubblico avrebbe cercato qualche cadavere nella carrozza. Questo voleva sia da una parte affermare che era un regista centrato e riconosciuto su un particolare genere, sia come le persone tendono a ricercare in un film altre cose, specialmente ambigue, cupe e misteriose.
Un elemento caratterizzante del filone thriller è il cosiddetto MacGuffin, termine coniato da Alfred Hitchcock in persona insieme allo sceneggiatore Angus McPhail, un escamotage filmico ancora presente su tantissime pellicole.
Per MacGuffin si intende un elemento di dinamicità e pretestuosa ambiguità nella storia volto a scombussolare e disorientare lo spettatore stesso. In pratica ha una forte importanza per il personaggio della storia, ma non aiuta né possiede un vero significato per lo spettatore. Un semplice pretesto per innescare il motore della trama. Ne sono un esempio la lettera nel film “Psyco”, la valigetta in “Pulp Fiction”, la scatola blu in “Mulholland Drive”, la parola Rosabella in “Quarto Potere”.
Con il tempo, il genere thriller ha sviluppato varie declinazioni creando dei veri e propri sottogeneri, che con i loro temi specifici si aggiungono a quelli principali del genere stesso.
Citerò solo alcuni sottogeneri per dare un’idea sulla loro influenza nella scrittura stessa.
Il thriller d’azione, ad esempio, molto comune ai giorni nostri, è spesso caratterizzato da un discreto uso di violenza e una lotta contro il tempo: l’attenzione dello spettatore è più incentrata nell’azione, su stunt, esplosioni e un continuo inseguimento di uno o più cattivi.
Ne sono un esempio film come “Saw”, “John Wick”, “Jason Bourne”, “Sicario”.
Un altro sottogenere molto famoso è il thriller legale, dove l’azione si concentra dentro e fuori le aule di tribunale, e i protagonisti possono rischiare sia di perdere le cause e la propria posizione lavorativa sia la loro vita. Ne sono un esempio film come “Codice d’Onore”, “Philadelphia”, “Amistad”.
L’ultimo sottogenere che prenderemo in esame è il thriller psicologico, dove l’enfasi è posta nella mente o nelle menti dei protagonisti della trama, a volte la suspense deriva dall’interno del conflitto di un’unica mente. Il rischio è più alto a livello mentale che a livello fisico.
Tra i film di questo sottogenere ritroviamo “Seven”, “Memento”, “L’Uomo senza Sonno”, “Arancia Meccanica”, “L’Inquilino del Terzo Piano”.
Alfred Hitchcock disse: “Ho avuto la grande fortuna di essere molto pauroso. Il mio vantaggio è di essere un codardo e di avere una soglia della paura bassa, perché un eroe non è in grado di fare film di suspense”.
Non c’è spazio per eroi in questo genere, per miti, per persone perfette. La verità sta nelle cose ambigue, nelle cose non dette, nelle cose viste solo dallo spettatore. La mente è un viaggio continuo da scoprire e ripercorrere con il dilemma di capire se alla fine siamo normali come crediamo. Il genere thriller ci aliena, ci seduce, ci capisce e ci fa sentire meno soli, ci fa riconoscere debolezze e accettare momenti particolari in una linea retta senza ritorno. Perché alla fine, come affermava Ingmar Bergman, “Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima.”
Film Consigliati:
Bed Time (Amazon Prime Video)
Cosmopolis (RaiPlay)
The Bar (Netflix)
Le Conseguenze dell’Amore (Netflix)
Secret Window (Netflix)
Effetti Collaterali (Netflix)
La Ragazza nella Nebbia (Netflix)
L’Ospite Invisibile (Netflix)
Enemy (Amazon Prime Video)
The Loft (Amazon Prime Video)
Il Sospetto (MioCinema)
Trilogia Millennium (MioCinema)
Articolo a cura di Bernardo Angeletti.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.

