DIVANO SUI GENERIS
DRAMA

SECONDA USCITA

PARTE II

DRAMA

Per arrivare a parlare di film drammatico, bisogna prima soffermarci sull’evoluzione del concetto di dramma. In greco antico, δρᾶμα (drama) significa “azione”, parola chesi riferiva a tutti i componimenti destinati alla messa in scena, sia tragedie che commedie.
La tragedia e la commedia, invece, differivano tra loro per toni e caratterizzazione dei personaggi. Nella commedia i personaggi erano figure tipizzate e convenzionali, con tratti costanti che non mutavano nel corso della narrazione, mentre nella tragedia venivano esplorati dal punto di vista psicologico e andavano incontro a un cambiamento interiore.
Nella sua Poetica, Aristotele ci viene ulteriormente in soccorso definendo le due caratteristiche fondamentali del componimento tragico: la mimesi e la catarsi [curiosità: il secondo libro della Poetica, dedicato alla Commedia, la cui esistenza per molti è solo leggenda, ha un ruolo chiave in un celebre film tratto da un omonimo romanzo. Ricordate quale?]. Per mimesi intendeva l’attinenza al reale, per catarsi la presa di coscienza dello spettatore messo in condizione di provare empatia per ciò che venivarappresentato.
I confini tra i due generi, tragedia e commedia, rimangono ben definiti fino all’Illuminismo francese, quando iniziano a sfumare favorendo la rinascita del dramma come genere a sé stante. Diderot definisce il dramma teatrale come quel genere che mette in scena conflitti quotidiani di uomini comuni. Ecco che arriviamo finalmente a un’idea attuale di drammatico: una rappresentazione fedele della realtà, in cui è facile immedesimarsi.

Passando dal palcoscenico al grande schermo, parlare di film drammatico significa avere a che fare con un prodotto complesso da inquadrare. Al contrario di molti generi cinematografici, è più facile arrivare a un identikit di drammatico definendo ciò che non è, ovvero assicurandoci che gli elementi tipici degli altri generi (l’intreccio nel giallo, la magia nel fantasy…) non prevalgano sull’intento realista. Infatti, a voler restringere il campo, è il realismo il vero elemento fondante del dramma. Un dramma puro è un film che tiene gli occhi incollati allo schermo senza ricorrere ad alcun escamotage se non la rappresentazione onesta del conflitto umano.
L’industria del cinema ha sempre fatto affidamento sui generi, dal momento che la ripetizione di espedienti e schemi filmici consente di produrre in economia e fidelizzare il pubblico. Ma il genere drammatico esula da qualsiasi schema e può perseguire i propri intenti sondando molteplici strade: per questo il dramma può essere definito un contraltare del genere. La sua unicità non è demandabile a fissi stilemi tecnici o narrativi, ma risiede nella libertà strutturale e tematica.
Non per forza un film drammatico risponde a domande precise (riuscirà Frodo a distruggere l’anello?), segue un eroe nelle sue avventure o vede rispettati gli snodi tipici della tripartizione della trama. L’occhio del regista può soffermarsi su problematiche sociali (come “L’Odio” o “I Miserabili” – quello di LadjLy, non il musical – che con il primo dialoga apertamente), ossessioni personali (come “Whiplash” o “Il Petroliere”), conflitti interiori (come “Will Hunting” o “Moonlight”) o relazionali (come “I Segreti di Osage County” o “Storia di un Matrimonio”). I modi per raccontare la vita spaziano quasi illimitatamente.

Anche i toni assunti dalla narrazione possono variare di molto da film a film e non è escluso che un dramma presenti caratteristiche tipiche di altri generi. Tuttavia, quando queste sono messe a servizio di una storia intima e schietta, la componente drammatica prevale. Prendiamo ad esempio “A Beautiful Day – YouWereNeverReally Here”, film di LynneRamsay acclamato a Cannes 2017 (dove è stato premiato con il Prixduscénario e il Prix d’interprétationmasculine a Joaquin Phoenix – che non si è reso conto di essere stato premiato: https://bit.ly/3pLTluj). Chiaro è che la vicenda di Joe, sicario assoldato dal senatore Votto per recuperare la figlia rapita Nina, ha tutte le carte in regola per essere definito un thriller. Allo stesso tempo, però, la profonda indagine nella psicologia del protagonista, portata avanti con l’uso assiduo di flashback che mostrano i suoi traumi passati, ci fa capire quale sia l’obiettivo principale del film: non tanto coinvolgerci con una trama accattivante (cosa che comunque avviene), quanto condurci nella mente di un uomo ferito.

Restando sulle commistioni, un sottogenere molto diffuso e su cui vale la pena soffermarci è la cosiddetta commedia-drammatica. È il caso di opere in cui alla linea drammatica si affiancano tonalità ironiche, dolceamare o grottesche. In questi film i personaggi hanno spesso tratti caricaturali ed eccentrici (pensiamo ai Tenenbaum di Wes Anderson) e le situazioni possono prendere pieghe emotivamente inattese. Per esempio, la peculiarità di un film come “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è raccontare una situazione di grande dolore (la perdita violenta e senza giustizia di una figlia) con accenti tragicomici. Strettamente legato a questo sottogenere è il film satirico, che fa un uso estremo dell’esagerazione e del ridicolo per mettere a nudo ingiustizie e ipocrisie; ne sono un esempio “Morto Stalin, se ne fa un altro”, “The Square” (pungente critica al mondo dell’arte contemporanea) e il recente “JoJoRabbit”.
Insomma, al di là della sua ampia accezione, il dramma è quel film nel corso del quale lo spettatore può arrivare a trascurare la cornice di finzione, concedendosi un momento di riflessione su realtà ed emozioni che lo riguardano da vicino. Perché, usando le parole di Alfred Hitchcock: “Il dramma è la vita con le parti noiose tagliate”.
[Risposta (*SPOILER ALERT*): il film è “Il Nome della Rosa” di Jean-Jacques Annaud, giallo ispirato al romanzo di Umberto Eco, in cui morti sospette riconducono al misterioso manoscritto.]
Film consigliati:
A Beautiful Day- You Were Never Really Here (Amazon Prime Video)
Favolacce (Amazon Prime Video)
Nebraska (Amazon Prime Video)
Alabama Monroe (MioCinema)
Moonlight (MioCinema)
The Wrestler (MioCinema)
Matthias & Maxime (Mubi)
Good Time (Netflix)
Whiplash (Netflix)
Dallas Buyers Club (RaiPlay)
Non Essere Cattivo (RaiPlay)
Cafarnao (Sky)
I Miserabili (Sky)

Articolo a cura di Claudia Sasso.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.

DIVANO SUI GENERIS
DRAMA

SECONDA USCITA

PARTE II

DRAMA

Per arrivare a parlare di film drammatico, bisogna prima soffermarci sull’evoluzione del concetto di dramma. In greco antico, δρᾶμα (drama) significa “azione”, parola chesi riferiva a tutti i componimenti destinati alla messa in scena, sia tragedie che commedie.
La tragedia e la commedia, invece, differivano tra loro per toni e caratterizzazione dei personaggi. Nella commedia i personaggi erano figure tipizzate e convenzionali, con tratti costanti che non mutavano nel corso della narrazione, mentre nella tragedia venivano esplorati dal punto di vista psicologico e andavano incontro a un cambiamento interiore.
Nella sua Poetica, Aristotele ci viene ulteriormente in soccorso definendo le due caratteristiche fondamentali del componimento tragico: la mimesi e la catarsi [curiosità: il secondo libro della Poetica, dedicato alla Commedia, la cui esistenza per molti è solo leggenda, ha un ruolo chiave in un celebre film tratto da un omonimo romanzo. Ricordate quale?]. Per mimesi intendeva l’attinenza al reale, per catarsi la presa di coscienza dello spettatore messo in condizione di provare empatia per ciò che venivarappresentato.
I confini tra i due generi, tragedia e commedia, rimangono ben definiti fino all’Illuminismo francese, quando iniziano a sfumare favorendo la rinascita del dramma come genere a sé stante. Diderot definisce il dramma teatrale come quel genere che mette in scena conflitti quotidiani di uomini comuni. Ecco che arriviamo finalmente a un’idea attuale di drammatico: una rappresentazione fedele della realtà, in cui è facile immedesimarsi.

Passando dal palcoscenico al grande schermo, parlare di film drammatico significa avere a che fare con un prodotto complesso da inquadrare. Al contrario di molti generi cinematografici, è più facile arrivare a un identikit di drammatico definendo ciò che non è, ovvero assicurandoci che gli elementi tipici degli altri generi (l’intreccio nel giallo, la magia nel fantasy…) non prevalgano sull’intento realista. Infatti, a voler restringere il campo, è il realismo il vero elemento fondante del dramma. Un dramma puro è un film che tiene gli occhi incollati allo schermo senza ricorrere ad alcun escamotage se non la rappresentazione onesta del conflitto umano.
L’industria del cinema ha sempre fatto affidamento sui generi, dal momento che la ripetizione di espedienti e schemi filmici consente di produrre in economia e fidelizzare il pubblico. Ma il genere drammatico esula da qualsiasi schema e può perseguire i propri intenti sondando molteplici strade: per questo il dramma può essere definito un contraltare del genere. La sua unicità non è demandabile a fissi stilemi tecnici o narrativi, ma risiede nella libertà strutturale e tematica.
Non per forza un film drammatico risponde a domande precise (riuscirà Frodo a distruggere l’anello?), segue un eroe nelle sue avventure o vede rispettati gli snodi tipici della tripartizione della trama. L’occhio del regista può soffermarsi su problematiche sociali (come “L’Odio” o “I Miserabili” – quello di LadjLy, non il musical – che con il primo dialoga apertamente), ossessioni personali (come “Whiplash” o “Il Petroliere”), conflitti interiori (come “Will Hunting” o “Moonlight”) o relazionali (come “I Segreti di Osage County” o “Storia di un Matrimonio”). I modi per raccontare la vita spaziano quasi illimitatamente.

Anche i toni assunti dalla narrazione possono variare di molto da film a film e non è escluso che un dramma presenti caratteristiche tipiche di altri generi. Tuttavia, quando queste sono messe a servizio di una storia intima e schietta, la componente drammatica prevale. Prendiamo ad esempio “A Beautiful Day – YouWereNeverReally Here”, film di LynneRamsay acclamato a Cannes 2017 (dove è stato premiato con il Prixduscénario e il Prix d’interprétationmasculine a Joaquin Phoenix – che non si è reso conto di essere stato premiato: https://bit.ly/3pLTluj). Chiaro è che la vicenda di Joe, sicario assoldato dal senatore Votto per recuperare la figlia rapita Nina, ha tutte le carte in regola per essere definito un thriller. Allo stesso tempo, però, la profonda indagine nella psicologia del protagonista, portata avanti con l’uso assiduo di flashback che mostrano i suoi traumi passati, ci fa capire quale sia l’obiettivo principale del film: non tanto coinvolgerci con una trama accattivante (cosa che comunque avviene), quanto condurci nella mente di un uomo ferito.

Restando sulle commistioni, un sottogenere molto diffuso e su cui vale la pena soffermarci è la cosiddetta commedia-drammatica. È il caso di opere in cui alla linea drammatica si affiancano tonalità ironiche, dolceamare o grottesche. In questi film i personaggi hanno spesso tratti caricaturali ed eccentrici (pensiamo ai Tenenbaum di Wes Anderson) e le situazioni possono prendere pieghe emotivamente inattese. Per esempio, la peculiarità di un film come “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è raccontare una situazione di grande dolore (la perdita violenta e senza giustizia di una figlia) con accenti tragicomici. Strettamente legato a questo sottogenere è il film satirico, che fa un uso estremo dell’esagerazione e del ridicolo per mettere a nudo ingiustizie e ipocrisie; ne sono un esempio “Morto Stalin, se ne fa un altro”, “The Square” (pungente critica al mondo dell’arte contemporanea) e il recente “JoJoRabbit”.
Insomma, al di là della sua ampia accezione, il dramma è quel film nel corso del quale lo spettatore può arrivare a trascurare la cornice di finzione, concedendosi un momento di riflessione su realtà ed emozioni che lo riguardano da vicino. Perché, usando le parole di Alfred Hitchcock: “Il dramma è la vita con le parti noiose tagliate”.
[Risposta (*SPOILER ALERT*): il film è “Il Nome della Rosa” di Jean-Jacques Annaud, giallo ispirato al romanzo di Umberto Eco, in cui morti sospette riconducono al misterioso manoscritto.]
Film consigliati:
A Beautiful Day- You Were Never Really Here (Amazon Prime Video)
Favolacce (Amazon Prime Video)
Nebraska (Amazon Prime Video)
Alabama Monroe (MioCinema)
Moonlight (MioCinema)
The Wrestler (MioCinema)
Matthias & Maxime (Mubi)
Good Time (Netflix)
Whiplash (Netflix)
Dallas Buyers Club (RaiPlay)
Non Essere Cattivo (RaiPlay)
Cafarnao (Sky)
I Miserabili (Sky)

Articolo a cura di Claudia Sasso.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.