DIVANO SUI GENERIS
HORROR

TERZA USCITA

PARTE III

HORROR

L’uomo, per sua natura, cerca di rispecchiarsi in vite parallele, viaggiando più possibilmente in una comfort zone dove nulla può attanagliare il proprio quieto vivere, ma rimane desideroso di scoprire, lasciarsi andare, entrare in mondi paralleli.
Il genere horror esplora fondamentalmente le zone cupe, tetre: i misteri, i mostri, le fobie, gli elementi irrazionali a cui non riusciamo a dare una spiegazione.
Fin da bambini ci vengono raccontate delle favole “paurose” per dare una forma a ciò che vive nella nostra mente: l’ignoto. Rendere cose interiori improvvisamente esteriori.
Aristotele afferma che è più coraggioso chi è capace di vincere le proprie paure che i propri nemici, perché la vittoria più grande è contro se stessi.
Questa continua ricerca e scavalcamento del confine personale e del costante mettersi alla prova contro opere cinematografiche grottesche, crude e angosciose è il traino del genere horror: il provare paura.
La “paura controllata”, così definita da Alfred Hitchcock, poiché lo spettatore si reca al cinema con l’intento di testarsi, ma in un contesto sicuro, dove sa che nulla potrà succedergli, uscendone illeso.
Il cinema horror è un genere cinematografico presente già agli inizi della Settima Arte, in quanto le prime immagini si possono ritrovare in un cortometraggio realizzato da Georges Méliès a fine ‘900, “Le Manoir du Diable”.

La funzione svolta dall’horror cinematografico è stata per anni destinata a teatro, letteratura, raffigurazioni e racconti orali. Riprendendone le redini nel corso del secolo ha saputo svilupparsi e vivere un continuo mutamento.
Non mi soffermerò sulla storia del cinema horror, piuttosto proverò a analizzare i punti di forza di questo paradosso cinematografico.
Sembra abbastanza bizzarro il fatto che un così vasto pubblico paghi per vivere delle emozioni che nella vita reale tenta continuamente di evitare.
Innanzitutto, i film di questo genere hanno un’attrattiva molto alta nel loro valore esperienziale, possiamo vivere qualcosa che altrimenti sarebbe troppo pericoloso. Quando abbiamo paura produciamo attraverso le ghiandole surrenali due ormoni: l’adrenalina e il cortisolo.
Queste molecole viaggiando nel nostro sangue lanciano segnali di pericolo ai vari organi tramite i recettori: il cuore batterà più forte, il sangue si concentrerà nei muscoli destinati alla fuga.
Paradossalmente verrà bloccata l’azione del sistema immunitario.
La paura serve a superare i pericoli, scappare, correre più velocemente possibile.
Ma quali pericoli dobbiamo affrontare realmente nella visione di una pellicola horror?
Nessuno. E questo è un altro grande punto di forza. Si può vivere in sicurezza una paura controllandola al nostro meglio.

Il cinema riesce inoltre a trasformare una paura astratta dandole una forma particolare o caratterizzando un personaggio. Chi ha paura di morire, chi ha paura di essere abbandonato, chi ha paura di non essere accettato o di essere normale. Sono tutti quesiti che ci siamo posti individualmente e a cui personaggi del cinema horror danno una risposta, o almeno una forma. Frankenstein, Dracula, Freddy Krueger, Pennywise e molti altri sono solo emanazioni visive di problemi altrimenti difficilmente affrontabili. Le paure si antropomorfizzano, diventano più semplici.
La cosa interessante dei film horror è la continua presenza di un “mostro” da combattere, un’entità che si evolverà di pari passo con la società in cui è protratta, delineando una determinata epoca storica.
Woody Allen una volta affermò che se i suoi film facevano sentire infelice una persona in più, aveva svolto bene il suo compito. Se un film horror produrrà adrenalina e urla sarà un film riuscito.
Chi ama le montagne russe saprà bene l’ebbrezza che si prova la prima volta che si conclude un giro della giostra. L’euforia che alimenta la voglia di provarne ancora, più alte, più “pericolose”, più estreme.
Chi ama il genere horror cercherà continuamente nuovi quesiti, nuove emozioni, nuovi aspetti sempre più diabolici e machiavellici. Questa continua ricerca di macabro e scabroso si è andata a delineare di pari passo con l’evoluzione della tecnologia, delineando uno stretto rapporto tra modo di creare tensione e progresso tecnologico.

Questo genere si basa inoltre su un’altra componente, la catarsi. Attraverso la visione delle pellicole sfoghiamo il nostro subconscio. Vi è indubbiamente una sorta di piacere nella visione degli horror e può capitare di tifare per il “mostro” di turno. Una sorta di personificazione generata nello spettatore che lo renderà libero dai pensieri più negativi e profondi che involontariamente possiamo avere nell’arco di una giornata magari pesante e stressante.
La pellicola permette l’apertura della mente a conflitti interiori svuotando quest’ultima e deresponsabilizzandola da eventuali conflitti sociali interni inconsci. Liberarsi delle proprie emozioni negative grazie ai mostri che popolano le piaghe delle sceneggiature.
L’evoluzione del mostro nelle pellicole contemporanee è impressionante e nell’ultimo ventennio la prospettiva di argomenti è stata radicalmente spostata dando maggiore attenzione a temi contemporanei. C’è stato un forte spostamento e potenziamento del genere in quanto si è creato un nuovo modo di raccontare l’horror decisamente più sensibile, raffinate e intelligente.
Poiché l’essere umano continuerà a fare i conti con la realtà che lo circonda, con le paure più attuali, ha evoluto i suoi dubbi mutandoli. Non cerchiamo più il mostro nel bosco, o il demone nel castello. Cerchiamo quello che ci circonda in una società in rapida ascesa verso mete che non conosciamo. I film horror stanno lentamente diventando un nuovo spunto di riflessione sociale creando nuovi e interessanti dibattiti. Senza citarne molti basti pensare a “Get Out”, “Babadook”, “It Follows”.
Una generazione nuova che sente l’esigenza di mettere in discussione il mondo, anche attraverso le pellicole cinematografiche, senza più accettare quello che ci viene dato per vero.
L’essere cresciuti con una grande rete ipertestuale condita da un notevole flusso di informazioni di cui una buona parte risulta essere fake ci ha permesso di sviluppare un forte senso critico. E questo avviene in molti registi contemporanei volenterosi di esplorare il mondo interiore piuttosto che paure irrazionali, rendendo questo genere sempre fresco, innovativo e periodicamente pronto a modificarsi.
D’altronde, Alfred Hitchcock affermò che non c’è terrore in uno sparo, ma solo nell’attesa di esso.
La vera domanda non è quanto siamo pronti a immergerci in questo genere, ma quanto siamo pronti ad ascoltare il suono di una pistola carica delle nostre più irrazionali paure.
FILM DA GUARDARE:
Case 39 (Netflix)
Cloverfield (Netflix)
Annientamento (Netflix)
Dreamcatcher (Netflix)
Scappa – Get Out (Netflix)
Devil (Netflix)
Creep (Netflix)
The Orphanage (Netflix)
The Exorcism of Emily Rose (Netflix)
The Signal ( Amazon Prime)
It Comes at Night (Amazon Prime)
ESP – Fenomeni Paranormali (Amazon Prime)
The Void (Amazon Prime)
Suspiria (Rai Play)

Articolo a cura di Bernardo Angeletti.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.

DIVANO SUI GENERIS
HORROR

TERZA USCITA

PARTE III

HORROR

L’uomo, per sua natura, cerca di rispecchiarsi in vite parallele, viaggiando più possibilmente in una comfort zone dove nulla può attanagliare il proprio quieto vivere, ma rimane desideroso di scoprire, lasciarsi andare, entrare in mondi paralleli.
Il genere horror esplora fondamentalmente le zone cupe, tetre: i misteri, i mostri, le fobie, gli elementi irrazionali a cui non riusciamo a dare una spiegazione.
Fin da bambini ci vengono raccontate delle favole “paurose” per dare una forma a ciò che vive nella nostra mente: l’ignoto. Rendere cose interiori improvvisamente esteriori.
Aristotele afferma che è più coraggioso chi è capace di vincere le proprie paure che i propri nemici, perché la vittoria più grande è contro se stessi.
Questa continua ricerca e scavalcamento del confine personale e del costante mettersi alla prova contro opere cinematografiche grottesche, crude e angosciose è il traino del genere horror: il provare paura.
La “paura controllata”, così definita da Alfred Hitchcock, poiché lo spettatore si reca al cinema con l’intento di testarsi, ma in un contesto sicuro, dove sa che nulla potrà succedergli, uscendone illeso.
Il cinema horror è un genere cinematografico presente già agli inizi della Settima Arte, in quanto le prime immagini si possono ritrovare in un cortometraggio realizzato da Georges Méliès a fine ‘900, “Le Manoir du Diable”.

La funzione svolta dall’horror cinematografico è stata per anni destinata a teatro, letteratura, raffigurazioni e racconti orali. Riprendendone le redini nel corso del secolo ha saputo svilupparsi e vivere un continuo mutamento.
Non mi soffermerò sulla storia del cinema horror, piuttosto proverò a analizzare i punti di forza di questo paradosso cinematografico.
Sembra abbastanza bizzarro il fatto che un così vasto pubblico paghi per vivere delle emozioni che nella vita reale tenta continuamente di evitare.
Innanzitutto, i film di questo genere hanno un’attrattiva molto alta nel loro valore esperienziale, possiamo vivere qualcosa che altrimenti sarebbe troppo pericoloso. Quando abbiamo paura produciamo attraverso le ghiandole surrenali due ormoni: l’adrenalina e il cortisolo.
Queste molecole viaggiando nel nostro sangue lanciano segnali di pericolo ai vari organi tramite i recettori: il cuore batterà più forte, il sangue si concentrerà nei muscoli destinati alla fuga.
Paradossalmente verrà bloccata l’azione del sistema immunitario.
La paura serve a superare i pericoli, scappare, correre più velocemente possibile.
Ma quali pericoli dobbiamo affrontare realmente nella visione di una pellicola horror?
Nessuno. E questo è un altro grande punto di forza. Si può vivere in sicurezza una paura controllandola al nostro meglio.

Il cinema riesce inoltre a trasformare una paura astratta dandole una forma particolare o caratterizzando un personaggio. Chi ha paura di morire, chi ha paura di essere abbandonato, chi ha paura di non essere accettato o di essere normale. Sono tutti quesiti che ci siamo posti individualmente e a cui personaggi del cinema horror danno una risposta, o almeno una forma. Frankenstein, Dracula, Freddy Krueger, Pennywise e molti altri sono solo emanazioni visive di problemi altrimenti difficilmente affrontabili. Le paure si antropomorfizzano, diventano più semplici.
La cosa interessante dei film horror è la continua presenza di un “mostro” da combattere, un’entità che si evolverà di pari passo con la società in cui è protratta, delineando una determinata epoca storica.
Woody Allen una volta affermò che se i suoi film facevano sentire infelice una persona in più, aveva svolto bene il suo compito. Se un film horror produrrà adrenalina e urla sarà un film riuscito.
Chi ama le montagne russe saprà bene l’ebbrezza che si prova la prima volta che si conclude un giro della giostra. L’euforia che alimenta la voglia di provarne ancora, più alte, più “pericolose”, più estreme.
Chi ama il genere horror cercherà continuamente nuovi quesiti, nuove emozioni, nuovi aspetti sempre più diabolici e machiavellici. Questa continua ricerca di macabro e scabroso si è andata a delineare di pari passo con l’evoluzione della tecnologia, delineando uno stretto rapporto tra modo di creare tensione e progresso tecnologico.

Questo genere si basa inoltre su un’altra componente, la catarsi. Attraverso la visione delle pellicole sfoghiamo il nostro subconscio. Vi è indubbiamente una sorta di piacere nella visione degli horror e può capitare di tifare per il “mostro” di turno. Una sorta di personificazione generata nello spettatore che lo renderà libero dai pensieri più negativi e profondi che involontariamente possiamo avere nell’arco di una giornata magari pesante e stressante.
La pellicola permette l’apertura della mente a conflitti interiori svuotando quest’ultima e deresponsabilizzandola da eventuali conflitti sociali interni inconsci. Liberarsi delle proprie emozioni negative grazie ai mostri che popolano le piaghe delle sceneggiature.
L’evoluzione del mostro nelle pellicole contemporanee è impressionante e nell’ultimo ventennio la prospettiva di argomenti è stata radicalmente spostata dando maggiore attenzione a temi contemporanei. C’è stato un forte spostamento e potenziamento del genere in quanto si è creato un nuovo modo di raccontare l’horror decisamente più sensibile, raffinate e intelligente.
Poiché l’essere umano continuerà a fare i conti con la realtà che lo circonda, con le paure più attuali, ha evoluto i suoi dubbi mutandoli. Non cerchiamo più il mostro nel bosco, o il demone nel castello. Cerchiamo quello che ci circonda in una società in rapida ascesa verso mete che non conosciamo. I film horror stanno lentamente diventando un nuovo spunto di riflessione sociale creando nuovi e interessanti dibattiti. Senza citarne molti basti pensare a “Get Out”, “Babadook”, “It Follows”.
Una generazione nuova che sente l’esigenza di mettere in discussione il mondo, anche attraverso le pellicole cinematografiche, senza più accettare quello che ci viene dato per vero.
L’essere cresciuti con una grande rete ipertestuale condita da un notevole flusso di informazioni di cui una buona parte risulta essere fake ci ha permesso di sviluppare un forte senso critico. E questo avviene in molti registi contemporanei volenterosi di esplorare il mondo interiore piuttosto che paure irrazionali, rendendo questo genere sempre fresco, innovativo e periodicamente pronto a modificarsi.
D’altronde, Alfred Hitchcock affermò che non c’è terrore in uno sparo, ma solo nell’attesa di esso.
La vera domanda non è quanto siamo pronti a immergerci in questo genere, ma quanto siamo pronti ad ascoltare il suono di una pistola carica delle nostre più irrazionali paure.
FILM DA GUARDARE:
Case 39 (Netflix)
Cloverfield (Netflix)
Annientamento (Netflix)
Dreamcatcher (Netflix)
Scappa – Get Out (Netflix)
Devil (Netflix)
Creep (Netflix)
The Orphanage (Netflix)
The Exorcism of Emily Rose (Netflix)
The Signal ( Amazon Prime)
It Comes at Night (Amazon Prime)
ESP – Fenomeni Paranormali (Amazon Prime)
The Void (Amazon Prime)
Suspiria (Rai Play)

Articolo a cura di Bernardo Angeletti.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.