IL MARE NON È NIENTE
SECONDA USCITA
PARTE II
Pierluigi Cappello
La poesia di Pierluigi Cappello può essere terra, cielo, acqua, può essere ed arrivare dove vuole. Nell’immobilità questo movimento a sfiorare tutto ciò che le mani non possono toccare. La parola giunge e prende tutto con sé e tutto riporta al suo creatore. C’è tanto di questo mondo esterno dentro Cappello, tutto l’irraggiungibile gronda nelle sue poesie. Gli occhi sono trasparenti, sereni, comprendono le cose per la loro profondissima elementarità. È come osservare il mondo per la prima volta potendone sentire la crudeltà serena, la bellezza estrema della semplicità il che può essere terrificante. L’uomo tende a scoprirsi riflesso nella natura in questo stato di quiete apparente che le cose hanno. Ciò che è immobile porta con sé la sensazione che un turbinio di eventi avvengano al suo interno, tutto è carico, gonfio di un’energia potenziale che gratta contro le pareti per detonare.
“Mi dispiaceva morire per il verde dei prati
E le nuvole dal cielo, lasciarli soli senza di me.
Un uomo per vivere a piombo dovrebbe stare dov’è,
lasciato stare.
Ma adesso siamo con le corriere che portano via
nella polvere e in mezzo agli odori
e il viaggio fanno male le orecchie
quando si scendono le montagne,
e ognuno va con sé, dentro la corriera,
anche parliamo senza parlare, tutti neri come lavagne
finché quando si vede il mare il mare non è niente,
solo un’acqua più grande
dove non si sa come restare”.
1976, Settembre – Stato di quiete – Poesie 2010-2016, BUR, 2016
La natura pervade lo sguardo. Cappello va immaginato, come alcune fotografie lo hanno ritratto, alla finestra a sbirciare il sole, gli uccelli sui campi, gli alberi fermi poi mossi. Così le sue poesie prendono corpo in questo andare verso, in questo percorrere costante da centometrista che non raggiunge mai il traguardo, ma che attraversa tutto. A volte questa poesia sembra il disegno di un bambino, qualcosa di affascinante nei suoi contorni semplici, forse imprecisi. Pierluigi Cappello disegna.
Erano casette disegnate, con il comignolo
e un filo di fumo che saliva a spirale
dentro un azzurro azzurro senza sfumature.
Le nuvole erano la nostra pelle,
e dal sole la mano guidata scendeva
al sempreverde del prato.
Giù, nel piccolo pugno, il pastello teneva
finestre aperte su un cielo grande,
lontano da noi.
Album – Stato di Quiete – Poesie 2010-2016, BUR, 2016
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
IL MARE NON È NIENTE
SECONDA USCITA
PARTE II
Pierluigi Cappello
La poesia di Pierluigi Cappello può essere terra, cielo, acqua, può essere ed arrivare dove vuole. Nell’immobilità questo movimento a sfiorare tutto ciò che le mani non possono toccare. La parola giunge e prende tutto con sé e tutto riporta al suo creatore. C’è tanto di questo mondo esterno dentro Cappello, tutto l’irraggiungibile gronda nelle sue poesie. Gli occhi sono trasparenti, sereni, comprendono le cose per la loro profondissima elementarità. È come osservare il mondo per la prima volta potendone sentire la crudeltà serena, la bellezza estrema della semplicità il che può essere terrificante. L’uomo tende a scoprirsi riflesso nella natura in questo stato di quiete apparente che le cose hanno. Ciò che è immobile porta con sé la sensazione che un turbinio di eventi avvengano al suo interno, tutto è carico, gonfio di un’energia potenziale che gratta contro le pareti per detonare.
“Mi dispiaceva morire per il verde dei prati
E le nuvole dal cielo, lasciarli soli senza di me.
Un uomo per vivere a piombo dovrebbe stare dov’è,
lasciato stare.
Ma adesso siamo con le corriere che portano via
nella polvere e in mezzo agli odori
e il viaggio fanno male le orecchie
quando si scendono le montagne,
e ognuno va con sé, dentro la corriera,
anche parliamo senza parlare, tutti neri come lavagne
finché quando si vede il mare il mare non è niente,
solo un’acqua più grande
dove non si sa come restare”.
1976, Settembre – Stato di quiete – Poesie 2010-2016, BUR, 2016
La natura pervade lo sguardo. Cappello va immaginato, come alcune fotografie lo hanno ritratto, alla finestra a sbirciare il sole, gli uccelli sui campi, gli alberi fermi poi mossi. Così le sue poesie prendono corpo in questo andare verso, in questo percorrere costante da centometrista che non raggiunge mai il traguardo, ma che attraversa tutto. A volte questa poesia sembra il disegno di un bambino, qualcosa di affascinante nei suoi contorni semplici, forse imprecisi. Pierluigi Cappello disegna.
Erano casette disegnate, con il comignolo
e un filo di fumo che saliva a spirale
dentro un azzurro azzurro senza sfumature.
Le nuvole erano la nostra pelle,
e dal sole la mano guidata scendeva
al sempreverde del prato.
Giù, nel piccolo pugno, il pastello teneva
finestre aperte su un cielo grande,
lontano da noi.
Album – Stato di Quiete – Poesie 2010-2016, BUR, 2016
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

