IL MARE NON È NIENTE
TERZA USCITA
PARTE III
Pierluigi Cappello
Nulla è superficie, non si tratta di un mondo bidimensionale, ma profondo, vivo dentro sé stesso. Osservando il mondo esterno il poeta friulano vive una possibilità di bellezza e di eternità. Tutto potrebbe essere un regalo, qualcosa di cui essere felici per sempre. Se alza la testa Cappello vede la lampada sul suo soffitto, non c’è cielo, ma lo consola l’idea che nelle sue iridi ci sia parte del colore di quel cielo lontano, che non può vedere. Spera che quel cielo gli conceda un po’ di durata, e di distacco, e di quel regalo distacco, e di quell’ordine nel cosmo, se c’è, che fa grandi le cose piccole e piccole le cose grandi.
Quando si è scarsi di ragione o senno
càpita che si scambino
fischi per fiaschi
– fa’ che càpiti –
nei sereni di maggio
di’ pure che un usignolo più un usignolo
sommato a un altro usignolo
è una manciata di spiccioli d’oro
gettata nell’aria chissà da chi
chissà per chi
magari fra i tanti per te
quando sei solo.
Assetto di Volo – Crocetti Editore, 2010
Pierluigi Cappello sembra cristallino eppure la sua poesia non si analizza, si viene analizzati da queste piccole parole, piccoli oggetti, messi lì per caso, apparente, come gli elementi della natura. È impossibile parlare di queste poesie senza snaturarle nel vero senso della parola. Ciò che si può dire è che la mano di Cappello leviga con dolcezza le cose e poi le poggia lasciandole lì, magari per noi che le incontriamo. La poesia è un regalo, questo è chiaro. Non c’è più solitudine e si finisce per essere insieme, intimi con qualcuno che non conosciamo realmente, ma che parla di noi come non sapremmo fare.
Ecco dov’è la cautela
di questo inverno in questa primavera:
tra la parola che sale alla bocca
la nuvole che dal buio trabocca
la sola è quella d’addio che è trascorsa
alzando in silenzio la sua cima commossa;
il silenzio avrei voluto segnarlo
coi segni violenti che fanno i bambini
ma la scrittura sono le mani
che tengo in tasca composte
adesso che sono già qui
e muovo al molo d’imbarco
passi senza punteggiatura
e sguardi che violano il volo
senza necessità di altri sguardi:
un uomo che non sta più sugli spalti
uno che i suoi bagagli
li ha già spediti avanti.
A Giorgio Caproni
Uno che parte – Assetto di Volo – Crocetti Editore, 2011
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
IL MARE NON È NIENTE
TERZA USCITA
PARTE III
Pierluigi Cappello
Nulla è superficie, non si tratta di un mondo bidimensionale, ma profondo, vivo dentro sé stesso. Osservando il mondo esterno il poeta friulano vive una possibilità di bellezza e di eternità. Tutto potrebbe essere un regalo, qualcosa di cui essere felici per sempre. Se alza la testa Cappello vede la lampada sul suo soffitto, non c’è cielo, ma lo consola l’idea che nelle sue iridi ci sia parte del colore di quel cielo lontano, che non può vedere. Spera che quel cielo gli conceda un po’ di durata, e di distacco, e di quel regalo distacco, e di quell’ordine nel cosmo, se c’è, che fa grandi le cose piccole e piccole le cose grandi.
Quando si è scarsi di ragione o senno
càpita che si scambino
fischi per fiaschi
– fa’ che càpiti –
nei sereni di maggio
di’ pure che un usignolo più un usignolo
sommato a un altro usignolo
è una manciata di spiccioli d’oro
gettata nell’aria chissà da chi
chissà per chi
magari fra i tanti per te
quando sei solo.
Assetto di Volo – Crocetti Editore, 2010
Pierluigi Cappello sembra cristallino eppure la sua poesia non si analizza, si viene analizzati da queste piccole parole, piccoli oggetti, messi lì per caso, apparente, come gli elementi della natura. È impossibile parlare di queste poesie senza snaturarle nel vero senso della parola. Ciò che si può dire è che la mano di Cappello leviga con dolcezza le cose e poi le poggia lasciandole lì, magari per noi che le incontriamo. La poesia è un regalo, questo è chiaro. Non c’è più solitudine e si finisce per essere insieme, intimi con qualcuno che non conosciamo realmente, ma che parla di noi come non sapremmo fare.
Ecco dov’è la cautela
di questo inverno in questa primavera:
tra la parola che sale alla bocca
la nuvole che dal buio trabocca
la sola è quella d’addio che è trascorsa
alzando in silenzio la sua cima commossa;
il silenzio avrei voluto segnarlo
coi segni violenti che fanno i bambini
ma la scrittura sono le mani
che tengo in tasca composte
adesso che sono già qui
e muovo al molo d’imbarco
passi senza punteggiatura
e sguardi che violano il volo
senza necessità di altri sguardi:
un uomo che non sta più sugli spalti
uno che i suoi bagagli
li ha già spediti avanti.
A Giorgio Caproni
Uno che parte – Assetto di Volo – Crocetti Editore, 2011
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

