IL MARE NON È NIENTE
QUARTA USCITA
PARTE IV
Pierluigi Cappello
Ci sarebbero un’infinità di cose da dire sulla poetica di Cappello, ma nessuno come lui può dire qualcosa di certo sulla propria arte: “A me, di tutto questo, resta una piccola certezza, che diventa una grande speranza: anche un bambino capisce che la poesia non è solo gioco con le parole, e che lì dentro c’è qualcosa di più, che ha a che fare con i suoi sensi, la sua immaginazione e la sua anima. Certo, pare che le parole, in una poesia, siano manipolate, spinte, fatte saltare per aria come in un gioco, ma non devo dirti io, che c’è gusto quando si gioca perché ci sono tutte le fantasie, le paure, i rischi della vita. La differenza è che lì, nel gioco, sono molto più intensi, e per fortuna (o sfortuna?) si può tornare indietro”.
Vorrei concludere con un omaggio onesto e sentito. Difficilmente mi è capitato di scrivere poesie per altri poeti. Ho cominciato a leggere e apprendere la poesia di Pierluigi Cappello circa due anni fa. Ho letto tutto ciò che ho trovato, prima per conoscerlo e poi per sentirlo vicino, come un amico. Le sue poesie ti lasciano avvicinare tanto che senti di potergli stringere la mano e dirgli “Grazie”. Mentre camminavo verso di lui la notizia della sua morte, puntuale, nel tentativo di negare questo incontro, ma se la poesia è anche eternità allora questo incontro c’è stato, e questa piccola poesia vuole essere un grazie, che forse non ho detto, forse sì.
a Pierluigi Cappello
Muoiono soli i poeti
ci è stato detto
che è importante
sapere, eppure il sapore
di cenere è quanto infine
sfama bocche silenziose
mentre tutto poggia,
ma su altre cose
“quasi mi manchi” penso,
mentre ti leggo
o ti sento, immaginandoti
accanto ormai fossile alla finestra
e spento nel tuo disincanto.
Tutto procede
come procedere deve
lento e usurpato del pianto,
tu, Pierluigi, negato fin dentro
il rimpianto di quanto avrai scritto
di quanto non-detto popola
ora il tuo estremo silenzio.
Muoiono soli i poeti
e rimangono fissi in cartelli
coperti di scritte, nomi di vie,
nomi di strade, di parchi,
nomi parentesi graffe di assenze
che nulla più riempie
se non il distratto passaggio
di estranei che
fuggono senza sapere
quale dolore dissero
i graffi sulle tue mani
quale delicato dovere.
Le mani incrociate – Matteo Fiorucci
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci
IL MARE NON È NIENTE
QUARTA USCITA
PARTE IV
Pierluigi Cappello
Ci sarebbero un’infinità di cose da dire sulla poetica di Cappello, ma nessuno come lui può dire qualcosa di certo sulla propria arte: “A me, di tutto questo, resta una piccola certezza, che diventa una grande speranza: anche un bambino capisce che la poesia non è solo gioco con le parole, e che lì dentro c’è qualcosa di più, che ha a che fare con i suoi sensi, la sua immaginazione e la sua anima. Certo, pare che le parole, in una poesia, siano manipolate, spinte, fatte saltare per aria come in un gioco, ma non devo dirti io, che c’è gusto quando si gioca perché ci sono tutte le fantasie, le paure, i rischi della vita. La differenza è che lì, nel gioco, sono molto più intensi, e per fortuna (o sfortuna?) si può tornare indietro”.
Vorrei concludere con un omaggio onesto e sentito. Difficilmente mi è capitato di scrivere poesie per altri poeti. Ho cominciato a leggere e apprendere la poesia di Pierluigi Cappello circa due anni fa. Ho letto tutto ciò che ho trovato, prima per conoscerlo e poi per sentirlo vicino, come un amico. Le sue poesie ti lasciano avvicinare tanto che senti di potergli stringere la mano e dirgli “Grazie”. Mentre camminavo verso di lui la notizia della sua morte, puntuale, nel tentativo di negare questo incontro, ma se la poesia è anche eternità allora questo incontro c’è stato, e questa piccola poesia vuole essere un grazie, che forse non ho detto, forse sì.
a Pierluigi Cappello
Muoiono soli i poeti
ci è stato detto
che è importante
sapere, eppure il sapore
di cenere è quanto infine
sfama bocche silenziose
mentre tutto poggia,
ma su altre cose
“quasi mi manchi” penso,
mentre ti leggo
o ti sento, immaginandoti
accanto ormai fossile alla finestra
e spento nel tuo disincanto.
Tutto procede
come procedere deve
lento e usurpato del pianto,
tu, Pierluigi, negato fin dentro
il rimpianto di quanto avrai scritto
di quanto non-detto popola
ora il tuo estremo silenzio.
Muoiono soli i poeti
e rimangono fissi in cartelli
coperti di scritte, nomi di vie,
nomi di strade, di parchi,
nomi parentesi graffe di assenze
che nulla più riempie
se non il distratto passaggio
di estranei che
fuggono senza sapere
quale dolore dissero
i graffi sulle tue mani
quale delicato dovere.
Le mani incrociate – Matteo Fiorucci
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci

