L’AMORE NONOSTANTE TUTTO

TERZA USCITA

PARTE II

Raymond Carver

Ha detto che la situazione non è buona
ha detto che anzi è brutta, molto brutta
ha detto ne ho contati trentadue su un solo polmone prima
di smettere di contarli
allora io ho detto meno male non vorrei sapere
quanti altri ce ne stanno oltre a quelli
e lui ha detto lei è religioso s’inginocchia
nelle radure del bosco si lascia andare a invocare aiuto
quando arriva a una cascata
con gli spruzzi che le colpiscono il viso e le braccia
si ferma a chiedere comprensione in momenti del genere
e io ho detto non ancora ma intendo cominciare subito
lui ha detto mi dispiace veramente ha detto
vorrei tanto darle notizie di tutto un altro genere
e io ho detto Amen e lui ha detto qualche altra cosa
che non ho capito e non sapendo cos’altro fare
siccome non volevo che lui dovesse ripeterla
e io digerire pure quella
me lo sono guardato
per un po’ e lui ha guardato me e a quel punto
sono saltato su e ho stretto la mano di quest’uomo che mi aveva appena dato
qualcosa che nessuno al mondo mi ha mai dato prima
mi sa che l’ho pure ringraziato tanta è la forza dell’abitudine

Cosa ha detto il dottore – Orientarsi con le stelle

In questa poesia Carver racconta del suo incontro con il medico che gli annuncerà di avere al massimo altri cinque mesi di vita. Cosa fareste se sapeste di avere solo altri cinque mesi? È incredibile, il medico gli sta donando qualcosa che nessun altro avrebbe potuto dargli, la notizia della sua futura morte. Le parole di Carver sono semplici, ci fanno vedere questo momento, ci fanno riattaccare alla vita, viene voglia di stringersela stretta addosso. C’è la paura, l’incapacità di razionalizzare qualcosa che non siamo in grado di razionalizzare.

Automaticamente, senza pensare, Carver stringe la mano e ringrazia per aver saputo in anticipo quello che verrà e che non può essere fermato. Si torna piccoli, tutti, di fronte alla morte e non c’è sublimazione o astrazione, le parole cadono come organi, come gocce di sudore sul pavimento. Non si può essere più umani.
C’è un’altra poesia che Carver scrive poco dopo aver saputo, la poesia si intitola: Una pacchia.

Non c’è altra parola. Perché proprio quello è stata. Una pacchia.
Una pacchia, questi ultimi dieci anni.
Vivo, sobrio, ha lavorato, ha amato,
riamato, una brava donna. Undici anni
fa gli avevano detto che aveva solo sei mesi da vivere
se continuava così. E non poteva che
peggiorare. Così cambiò vita,
in qualche modo. Smise di bere! E per il resto?
Dopo, fu tutta una pacchia, ogni minuto,
fino a quando e anche quando gli dissero che,
be’, c’era qualcosa che non andava e qualcosa
che gli cresceva dentro la testa. “Non piangete per me”,
disse ai suoi amici. “Sono un uomo fortunato.
Ho campato dieci anni di più di quanto io o chiunque altro
si aspettasse. Una vera pacchia. Non ve lo scordate”.

Una pacchia – Orientarsi con le stelle

Quando si legge Carver, specie conoscendone la storia, ci si dimentica delle parole, della loro bellezza, si vede solo un uomo, nudo di fronte a quello che ci rende tutti uomini e tutti nudi.
Con Carver si può imparare a rendere grazia al momento presente attuale, al momento che passa, alle persone che abbiamo vicino e che vorremmo fossero con noi per sempre, ma non potranno.
Ho immaginato più volte di trovarmi al suo posto, mi sono chiesto e tu? Sì tu, cosa faresti? Come reagiresti?
Non so rispondere, so solo leggere ed amare queste parole e dirmi che c’è molto da imparare da queste. Una pacchia, non l’avrei mai detto, Carver sì, Carver l’ha detto.

Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

L’AMORE NONOSTANTE TUTTO

TERZA USCITA

PARTE II

Raymond Carver

Ha detto che la situazione non è buona
ha detto che anzi è brutta, molto brutta
ha detto ne ho contati trentadue su un solo polmone prima
di smettere di contarli
allora io ho detto meno male non vorrei sapere
quanti altri ce ne stanno oltre a quelli
e lui ha detto lei è religioso s’inginocchia
nelle radure del bosco si lascia andare a invocare aiuto
quando arriva a una cascata
con gli spruzzi che le colpiscono il viso e le braccia
si ferma a chiedere comprensione in momenti del genere
e io ho detto non ancora ma intendo cominciare subito
lui ha detto mi dispiace veramente ha detto
vorrei tanto darle notizie di tutto un altro genere
e io ho detto Amen e lui ha detto qualche altra cosa
che non ho capito e non sapendo cos’altro fare
siccome non volevo che lui dovesse ripeterla
e io digerire pure quella
me lo sono guardato
per un po’ e lui ha guardato me e a quel punto
sono saltato su e ho stretto la mano di quest’uomo che mi aveva appena dato
qualcosa che nessuno al mondo mi ha mai dato prima
mi sa che l’ho pure ringraziato tanta è la forza dell’abitudine

Cosa ha detto il dottore – Orientarsi con le stelle

In questa poesia Carver racconta del suo incontro con il medico che gli annuncerà di avere al massimo altri cinque mesi di vita. Cosa fareste se sapeste di avere solo altri cinque mesi? È incredibile, il medico gli sta donando qualcosa che nessun altro avrebbe potuto dargli, la notizia della sua futura morte. Le parole di Carver sono semplici, ci fanno vedere questo momento, ci fanno riattaccare alla vita, viene voglia di stringersela stretta addosso. C’è la paura, l’incapacità di razionalizzare qualcosa che non siamo in grado di razionalizzare.

Automaticamente, senza pensare, Carver stringe la mano e ringrazia per aver saputo in anticipo quello che verrà e che non può essere fermato. Si torna piccoli, tutti, di fronte alla morte e non c’è sublimazione o astrazione, le parole cadono come organi, come gocce di sudore sul pavimento. Non si può essere più umani.
C’è un’altra poesia che Carver scrive poco dopo aver saputo, la poesia si intitola: Una pacchia.

Non c’è altra parola. Perché proprio quello è stata. Una pacchia.
Una pacchia, questi ultimi dieci anni.
Vivo, sobrio, ha lavorato, ha amato,
riamato, una brava donna. Undici anni
fa gli avevano detto che aveva solo sei mesi da vivere
se continuava così. E non poteva che
peggiorare. Così cambiò vita,
in qualche modo. Smise di bere! E per il resto?
Dopo, fu tutta una pacchia, ogni minuto,
fino a quando e anche quando gli dissero che,
be’, c’era qualcosa che non andava e qualcosa
che gli cresceva dentro la testa. “Non piangete per me”,
disse ai suoi amici. “Sono un uomo fortunato.
Ho campato dieci anni di più di quanto io o chiunque altro
si aspettasse. Una vera pacchia. Non ve lo scordate”.

Una pacchia – Orientarsi con le stelle

Quando si legge Carver, specie conoscendone la storia, ci si dimentica delle parole, della loro bellezza, si vede solo un uomo, nudo di fronte a quello che ci rende tutti uomini e tutti nudi.
Con Carver si può imparare a rendere grazia al momento presente attuale, al momento che passa, alle persone che abbiamo vicino e che vorremmo fossero con noi per sempre, ma non potranno.
Ho immaginato più volte di trovarmi al suo posto, mi sono chiesto e tu? Sì tu, cosa faresti? Come reagiresti?
Non so rispondere, so solo leggere ed amare queste parole e dirmi che c’è molto da imparare da queste. Una pacchia, non l’avrei mai detto, Carver sì, Carver l’ha detto.

Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.