L’AMORE NONOSTANTE TUTTO
QUARTA USCITA
PARTE IV
Raymond Carver
Nelle poesie di Carver può venir meno la bellezza, il suono delle parole, la composizione, ma una cosa non manca mai: la verità. Questa sì che risuona, dipende dalla nostra ricerca, da ciò che vogliamo incontrare leggendo un poeta. Quando ho “incontrato” l’ho letto tutto d’un fiato, mi sono sentito di attraversare la sua vita. Inizialmente non mi sentivo in diritto di farlo, tanto che spesso chiudevo il libro e pensavo che forse non era giusto parlare così, scrivere così. Mi sono detto che diritto ho io di entrare in questa vita che non è mia, che non ho vissuto? Nessun diritto. È questa la risposta che mi sono dato. Poi però qualcosa mi ha fatto andare avanti, erano le sue parole a chiedermelo e mi sono sentito partecipe, non come lettore, ma come uomo di una storia che era diventata quella di un amico, di qualcuno di vicino. Non ho più avuto paura, ho trovato solo bellezza, la bellezza che le parole oneste sanno donare.
C’è una poesia bellissima che parla di Carver e di Tess, della forza di andare avanti e dell’amore nonostante tutto.
Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima la rosa che all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso – profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.
Abbi cura – Orientarsi con le stelle
Non voglio dire nulla riguardo questa poesia, perché come tutte le altre, parla da sé e lo fa nel modo migliore possibile. Voglio solo dire ciò che si sente, una sorta di forza, una cupa e ottusa ostinazione, il voler proseguire ancora ed il sentirsi grati delle pagliuzze che restano quando il fuoco va spegnendosi.
Carver insegna, la sua vita insegna ogni giorno la fortuna di esserci di godere delle piccole cose che ci circondando. È proprio della nostra condizione aprire gli occhi solo quando le cose sfuggono e non le abbiamo più, sapere di averle a volte non ci basta, ma dobbiamo considerarci fortunati, questo ci dice Carver, siamo fortunati, malgrado tutto il dolore, sempre.
C’è una poesia, molto famosa, ma che acquista un valore infinito se si pensa alla sua vita e credo che non ci sia modo migliore di raccontare un poeta, la sua vita, che attraverso le sue parole.
La poesia si intitola Ultimo Frammento, inutile a questo punto dire perché.
E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E che cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra.
Ultimo Frammento – Orientarsi con le stelle
Questo è il punto sulla sua vita, dà i brividi, niente da aggiungere, niente da togliere, è “solo” il punto finale di un’esistenza. Niente di più grande e di più vero.
Voglio concludere questo articolo con una mia poesia dedicata a Raymond Carver che è stato ed è un esempio e magari lo sarà anche per altri come spero.
Si gela
senza di lei su questo letto
di cosa sei fatto?
Di rammarico
di spine
di ferro?
Abbiamo ai nostri piedi
mondi
le orecchie piene
di cerotti
e ovatta che s’è fatta rossa
a furia di sanguinare
pregando
“che nulla d’altro possa sentire
che nulla d’altro possa sentire!”
Soffrire per
gli incubi della terra
il pianto degli
uomini delle bestie
dei maremoti
acqua sopra di noi
a fiumi
di stelle cadenti
comete
silenzi
angeli senza braccia
uomini
senza faccia
dentro la
pancia
del mostro
che ci rende
tutti uguali
e quindi
invisibili
gli uni agli altri.
Nebbia se senti
parlare sublima
le tue membra di
fantasma
cielo se pianto
un chiodo sulla
tua pancia
vedrai che qualcuno
ci si impicca
vento se scrivo
porta via tutto
lontano se puoi
lontano nel tempo
al momento dei quando
avrò fatto luce su tutto.
*
Nell’evidenza
di un calore nuovo
tuttavia sebbene vecchio
a suo modo
fuoco antico
respiro caldo
il tuo
quasi sorriso
è sufficiente
a sopravvivere
ad ogni
declino di questo corpo
prima di fantasma
ora di uomo.
Raymond – Per Raymond Carver
Di Matteo Fiorucci
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
L’AMORE NONOSTANTE TUTTO
QUARTA USCITA
PARTE IV
Raymond Carver
Nelle poesie di Carver può venir meno la bellezza, il suono delle parole, la composizione, ma una cosa non manca mai: la verità. Questa sì che risuona, dipende dalla nostra ricerca, da ciò che vogliamo incontrare leggendo un poeta. Quando ho “incontrato” l’ho letto tutto d’un fiato, mi sono sentito di attraversare la sua vita. Inizialmente non mi sentivo in diritto di farlo, tanto che spesso chiudevo il libro e pensavo che forse non era giusto parlare così, scrivere così. Mi sono detto che diritto ho io di entrare in questa vita che non è mia, che non ho vissuto? Nessun diritto. È questa la risposta che mi sono dato. Poi però qualcosa mi ha fatto andare avanti, erano le sue parole a chiedermelo e mi sono sentito partecipe, non come lettore, ma come uomo di una storia che era diventata quella di un amico, di qualcuno di vicino. Non ho più avuto paura, ho trovato solo bellezza, la bellezza che le parole oneste sanno donare.
C’è una poesia bellissima che parla di Carver e di Tess, della forza di andare avanti e dell’amore nonostante tutto.
Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima la rosa che all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso – profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.
Abbi cura – Orientarsi con le stelle
Non voglio dire nulla riguardo questa poesia, perché come tutte le altre, parla da sé e lo fa nel modo migliore possibile. Voglio solo dire ciò che si sente, una sorta di forza, una cupa e ottusa ostinazione, il voler proseguire ancora ed il sentirsi grati delle pagliuzze che restano quando il fuoco va spegnendosi.
Carver insegna, la sua vita insegna ogni giorno la fortuna di esserci di godere delle piccole cose che ci circondando. È proprio della nostra condizione aprire gli occhi solo quando le cose sfuggono e non le abbiamo più, sapere di averle a volte non ci basta, ma dobbiamo considerarci fortunati, questo ci dice Carver, siamo fortunati, malgrado tutto il dolore, sempre.
C’è una poesia, molto famosa, ma che acquista un valore infinito se si pensa alla sua vita e credo che non ci sia modo migliore di raccontare un poeta, la sua vita, che attraverso le sue parole.
La poesia si intitola Ultimo Frammento, inutile a questo punto dire perché.
E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E che cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra.
Ultimo Frammento – Orientarsi con le stelle
Questo è il punto sulla sua vita, dà i brividi, niente da aggiungere, niente da togliere, è “solo” il punto finale di un’esistenza. Niente di più grande e di più vero.
Voglio concludere questo articolo con una mia poesia dedicata a Raymond Carver che è stato ed è un esempio e magari lo sarà anche per altri come spero.
Si gela
senza di lei su questo letto
di cosa sei fatto?
Di rammarico
di spine
di ferro?
Abbiamo ai nostri piedi
mondi
le orecchie piene
di cerotti
e ovatta che s’è fatta rossa
a furia di sanguinare
pregando
“che nulla d’altro possa sentire
che nulla d’altro possa sentire!”
Soffrire per
gli incubi della terra
il pianto degli
uomini delle bestie
dei maremoti
acqua sopra di noi
a fiumi
di stelle cadenti
comete
silenzi
angeli senza braccia
uomini
senza faccia
dentro la
pancia
del mostro
che ci rende
tutti uguali
e quindi
invisibili
gli uni agli altri.
Nebbia se senti
parlare sublima
le tue membra di
fantasma
cielo se pianto
un chiodo sulla
tua pancia
vedrai che qualcuno
ci si impicca
vento se scrivo
porta via tutto
lontano se puoi
lontano nel tempo
al momento dei quando
avrò fatto luce su tutto.
*
Nell’evidenza
di un calore nuovo
tuttavia sebbene vecchio
a suo modo
fuoco antico
respiro caldo
il tuo
quasi sorriso
è sufficiente
a sopravvivere
ad ogni
declino di questo corpo
prima di fantasma
ora di uomo.
Raymond – Per Raymond Carver
Di Matteo Fiorucci
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

