I Super Robot, Mishima e Gianni Rodari
MECHA – SECONDA USCITA
Parliamo degli anni 70
Eroi d’acciaio
Durante il decennio precedente, il miracolo economico portò la nazione a crescere a dismisura, l’Expo mondiale di Osaka consacrò l’era del consumismo di massa, dopo il rinnovato trattato di sicurezza con gli Stati Uniti e la sconfitta del movimento studentesco dello Zengakuren, la sinistra si sfalda.
Il 25 novembre dello stesso anno, l’intellettuale nazionalista di destra Yukio Mishima occupa il Ministero della Difesa. In diretta nazionale, compie il suicidio rituale del samurai (seppuku) dopo aver esaltato lo spirito giapponese e condannato la Costituzione del 1947 di San Francisco che subordinava il sentimento nazionale giapponese alle democrazie e all’occidentalizzazione.
È l’inizio di una nuova era e durante la crisi petrolifera del 1973, il Giappone fa una scommessa: riconvertire l’industria pesante in manifattura leggera e punta tutto sulla tecnologia di nuova generazione. Si abbandona il vecchio per il nuovo, il progresso tecnologico e le sue creazioni influenzano la fantasia di tutta la nazione, riportando anche gli anime ad occuparsi del tema.
Negli studi d’animazione si respira lo stesso clima di contestazione e cambiamento, tanto che alla Toei Doga (oggi conosciuta con il nome di Toei Animation), a causa del futuro incerto della divisione di animazione, tra il 70 e il 71 gran parte dei lavoratori abbandonarono lo studio e, tra i tanti, troviamo anche Hayao Miyazaki e Isao Takahata che andranno a lavorare allo studio A Production.
A seguito della perdita di un ingente numero di dipendenti, la Toei fu costretta a riassunzioni a cottimo e ad una profonda ristrutturazione aziendale. Nonostante i continui scioperi e blocchi di produzione, nel 1972 esce Mazinger Z (Mazinga Z), opera tratta dal manga di Go Nagai che ebbe un impatto del tutto inaspettato sull’animazione giapponese. La storia di un robot gigante pilotato da un essere umano che si ergeva a difesa della nazione divenne un archetipo ripreso anche negli anni a venire.
Era nato il primo Mecha, infatti la differenza fondamentale tra Mazinga Z e Super Robot 28 era che il mezzo era pilotato dal suo interno e dotato di potentissime armi e, proprio durante gli anni della crisi petrolifera, essere una macchina ad energia pulita e inesauribile fece molta presa sul pubblico, tanto che ne vennero prodotti ben 92 episodi.
Mazinga è stata la serie che ha permesso la fortunata saga del ciclo Nagai, ovvero Getter Robot (Space Robot) del 1973,Great Mazinger (Grande Mazinga) del 1974, Getter Robot G (Jet Robot) e Kotetsu Jeeg (Jeeg robot d’acciaio) del 1975. Senza ombra di dubbio, la più importante di tutte, soprattutto per noi italiani è stata Ufo Robot Goldrake, conosciuto in terra nostrana come Atlas Ufo Robot, del 1975.
Fatto curioso, il nome del cartone è frutto di un errore da parte della casa di produzione italiana che, avendo comprato i diritti della serie dalla Francia, aveva ricevuto un plico sull’anime e, leggendo Atlas Ufo Robot, pensarono che la parola francese Atlas( ovvero atlante) facesse parte del nome del personaggio.
L’impatto che l’anime ebbe sulla nostra penisola fu sconvolgente, scoppiò una vera e propria mania per questo bellissimo robot colorato. La storia era avvincente e anche i grandi si accorsero che il prodotto non era soltanto destinato ai bambini. Il personaggio di Acturus, alieno scappato dal proprio pianeta distrutto dalle truppe del re Vega, è un protagonista tormentato e pieno di conflitti interiori. Combatte con il suo robot da battaglia Goldrake per difendere il popolo che lo ha accolto e curato quando era in difficoltà.
Tutte queste tematiche, che sembravano dovessero stare lontane dall’intrattenimento disegnato, fecero nascere numerose riflessioni socio filosofiche e, addirittura, politiche.
Purtroppo accese anche la scintilla dell’ignoranza e, il 13 aprile 1980, partì la famigerata “Crociata di Imola”. 600 tra genitori, docenti e rappresentati dell’istruzione (distruzione sarebbe più appropriato) manifestarono in piazza ad Imola chiedendo a gran voce di sospendere la programmazione dell’anime in quanto diseducativo e in grado di rallentare l’apprendimento dei bambini.
Il nuovo, il diverso a noi italiani non è mai piaciuto e Ufo Robot non fece differenza, ma, fortunatamente, un altro gigante si schierò dalla parte del paladino d’acciaio proveniente dallo spazio: il poeta Gianni Rodari che, l’ottobre dello stesso anno, scrisse un articolo “Dalla parte di Goldrake” su Rinascita.
Il pezzo completo lo potete trovare su internet, ma vorrei comunque lasciarvene una parte nella quale Rodari da una lezione alla moralità italiana in modo semplice ed elegante, tipico dello scrittore piemontese:
<< Invece di polemizzare con Goldrake, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà Dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l'affronta e la supera. Cosa c'è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole? >>
Al prossimo incontro con i nostri giganti spaziali dal cuore umano.
Ah, Atlas Ufo Robot andò in onda fino all’ultimo episodio, il 13 settembre 1984.
Articolo a cura di Alessandro Bogini
Grafica di Luigi Mameli
I Super Robot, Mishima e Gianni Rodari
MECHA – SECONDA USCITA
Parliamo degli anni 70
Eroi d’acciaio
Durante il decennio precedente, il miracolo economico portò la nazione a crescere a dismisura, l’Expo mondiale di Osaka consacrò l’era del consumismo di massa, dopo il rinnovato trattato di sicurezza con gli Stati Uniti e la sconfitta del movimento studentesco dello Zengakuren, la sinistra si sfalda.
Il 25 novembre dello stesso anno, l’intellettuale nazionalista di destra Yukio Mishima occupa il Ministero della Difesa. In diretta nazionale, compie il suicidio rituale del samurai (seppuku) dopo aver esaltato lo spirito giapponese e condannato la Costituzione del 1947 di San Francisco che subordinava il sentimento nazionale giapponese alle democrazie e all’occidentalizzazione.
È l’inizio di una nuova era e durante la crisi petrolifera del 1973, il Giappone fa una scommessa: riconvertire l’industria pesante in manifattura leggera e punta tutto sulla tecnologia di nuova generazione. Si abbandona il vecchio per il nuovo, il progresso tecnologico e le sue creazioni influenzano la fantasia di tutta la nazione, riportando anche gli anime ad occuparsi del tema.
Negli studi d’animazione si respira lo stesso clima di contestazione e cambiamento, tanto che alla Toei Doga (oggi conosciuta con il nome di Toei Animation), a causa del futuro incerto della divisione di animazione, tra il 70 e il 71 gran parte dei lavoratori abbandonarono lo studio e, tra i tanti, troviamo anche Hayao Miyazaki e Isao Takahata che andranno a lavorare allo studio A Production.
A seguito della perdita di un ingente numero di dipendenti, la Toei fu costretta a riassunzioni a cottimo e ad una profonda ristrutturazione aziendale. Nonostante i continui scioperi e blocchi di produzione, nel 1972 esce Mazinger Z (Mazinga Z), opera tratta dal manga di Go Nagai che ebbe un impatto del tutto inaspettato sull’animazione giapponese. La storia di un robot gigante pilotato da un essere umano che si ergeva a difesa della nazione divenne un archetipo ripreso anche negli anni a venire.
Era nato il primo Mecha, infatti la differenza fondamentale tra Mazinga Z e Super Robot 28 era che il mezzo era pilotato dal suo interno e dotato di potentissime armi e, proprio durante gli anni della crisi petrolifera, essere una macchina ad energia pulita e inesauribile fece molta presa sul pubblico, tanto che ne vennero prodotti ben 92 episodi.
Mazinga è stata la serie che ha permesso la fortunata saga del ciclo Nagai, ovvero Getter Robot (Space Robot) del 1973,Great Mazinger (Grande Mazinga) del 1974, Getter Robot G (Jet Robot) e Kotetsu Jeeg (Jeeg robot d’acciaio) del 1975. Senza ombra di dubbio, la più importante di tutte, soprattutto per noi italiani è stata Ufo Robot Goldrake, conosciuto in terra nostrana come Atlas Ufo Robot, del 1975.
Fatto curioso, il nome del cartone è frutto di un errore da parte della casa di produzione italiana che, avendo comprato i diritti della serie dalla Francia, aveva ricevuto un plico sull’anime e, leggendo Atlas Ufo Robot, pensarono che la parola francese Atlas( ovvero atlante) facesse parte del nome del personaggio.
L’impatto che l’anime ebbe sulla nostra penisola fu sconvolgente, scoppiò una vera e propria mania per questo bellissimo robot colorato. La storia era avvincente e anche i grandi si accorsero che il prodotto non era soltanto destinato ai bambini. Il personaggio di Acturus, alieno scappato dal proprio pianeta distrutto dalle truppe del re Vega, è un protagonista tormentato e pieno di conflitti interiori. Combatte con il suo robot da battaglia Goldrake per difendere il popolo che lo ha accolto e curato quando era in difficoltà.
Tutte queste tematiche, che sembravano dovessero stare lontane dall’intrattenimento disegnato, fecero nascere numerose riflessioni socio filosofiche e, addirittura, politiche.
Purtroppo accese anche la scintilla dell’ignoranza e, il 13 aprile 1980, partì la famigerata “Crociata di Imola”. 600 tra genitori, docenti e rappresentati dell’istruzione (distruzione sarebbe più appropriato) manifestarono in piazza ad Imola chiedendo a gran voce di sospendere la programmazione dell’anime in quanto diseducativo e in grado di rallentare l’apprendimento dei bambini.
Il nuovo, il diverso a noi italiani non è mai piaciuto e Ufo Robot non fece differenza, ma, fortunatamente, un altro gigante si schierò dalla parte del paladino d’acciaio proveniente dallo spazio: il poeta Gianni Rodari che, l’ottobre dello stesso anno, scrisse un articolo “Dalla parte di Goldrake” su Rinascita.
Il pezzo completo lo potete trovare su internet, ma vorrei comunque lasciarvene una parte nella quale Rodari da una lezione alla moralità italiana in modo semplice ed elegante, tipico dello scrittore piemontese:
<< Invece di polemizzare con Goldrake, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà Dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l'affronta e la supera. Cosa c'è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole? >>
Al prossimo incontro con i nostri giganti spaziali dal cuore umano.
Ah, Atlas Ufo Robot andò in onda fino all’ultimo episodio, il 13 settembre 1984.
Articolo a cura di Alessandro Bogini
Grafica di Luigi Mameli

