GUNDAM, L’ARMA CONTRO LA GUERRA

MECHA – TERZA USCITA

l’interesse per lo spazio cresce sempre più

GUNDAM

Gli anni passano, ma l’interesse per lo spazio cresce sempre più.
È il 1978 e la Toei Doga continua l’epica spaziale di una generazione con Uchu kaizoku Capitan Harlock (Capitan Harlock) e Ginga tetsudo 999 (Galaxy Express 999), storie del mangaka Leiji Matsumoto (ospite quest’anno al Lucca Comics 2018).
Continuano le contestazioni e forti critiche alla società giapponese, sempre più assopita e orientata al consumismo in Capitan Harlock gli essere umani sono talmente concentrati a conservare il loro apparente benessere da essere incapaci di accorgersi dell’invasione da parte di un popolo alieno, mentre in Galaxy Express 999 bramano l’immortalità al punto di rinunciare alla loro umanità acquistando dei corpi meccanici grazie ai quali possono vivere in eterno.
Sulla scia dei successi della Toei, la Nippon Sunrise (oggi conosciuta solo come Sunrise) continua a sviluppare i suoi progetti animati intorno ai robot (Daitarn 3 e Zanbot 3), ma è nel 1979 che arriva al suo apice.
Sono le 1815 del 7 aprile quando Gundam (Kidō Senshi Gandamu) fa il suo esordio sulla tv giapponese.
Vero e proprio spartiacque per il genere, Gundam presenta delle nuove sfaccettature psicologiche superando il concetto di buono e cattivo e di giusto o sbagliato. Si invita lo spettatore a riflettere non solo sulla guerra e il suo significato, ma sul ruolo dell’individuo nel conflitto e sui motivi del pacifismo.

Yoshiyuki Tomino, ideatore dell’opera, si concentra nel realizzare un prodotto molto realistico percorso dal motto pacifista perché gli uomini continuano a farsi la guerra, concetto molto forte nelle generazioni postbelliche giapponesi.
Inizialmente la serie sembra essere un fallimento, non incontra il favore del pubblico che fatica a comprendere le tematiche, soprattutto perché la fascia oraria nella quale viene trasmesso coinvolge un target troppo giovane e anche la vendita dei giocattoli è un flop. Il merchandise dei Mecha è sempre stato la loro principale fonte di guadagno, fu Goldrake ad iniziare questo meccanismo, ma Gundam non trova acquirenti, proprio perché le action figure sono pensate per ragazzini delle elementari e medie.
La serie viene chiusa dagli sponsor e la produzione riesce a realizzare 43 episodi sui 52 preventivati, ma sono le trasmissioni successive e i film del 1981 e 1982 ad attrarre un gran numero di adolescenti e adulti che si innamorarono delle vicende di Amuro e della Base Bianca.
La Bandai, nuovo sponsor del programma, ha un’intuizione e crea dei modellini realistici in scala (GUNPLA) che possono essere costruiti e dipinti a mano.
L’attenzione intorno al genere aumenta, così come la sua storia nel 1982 esce Fortezza superdimensionale Macross (Chōjikū yōsai Makurosu) ideata e curata da Shōji Kawamori.

Design innovativo e rivoluzionario in grado di coniugare l’imponenza delle navi spaziali con i real robots di Gundam, la storia si distingue dalle altre Space Opera perché, nonostante ci sia sempre lo scontro tra il genere umano e l’invasore alieno, al centro della vicenda sta la tormentata storia d’amore tra Hikaru Ichijo, pilota militare del caccia VF-1 Valkyrie, l’ufficiale Misa Hayase e la giovanissima idol Lynn Minmay.
La novità di questo prodotto sta anche nella giovane età degli autori, tutti ragazzi cresciuti guardando gli anime alla tv e, mentre la generazione precedente si era appoggiata ai manga per le proprie opere, loro si ispirarono proprio alle serie di Go Nagai e Osamu Tezuka.
La serie fa un modesto risultato, lo share si aggira intorno al 5%, ma la vera forza del suo successo sta nel merchandise. I modellini prodotti dalla Takutoku vanno letteralmente a ruba e le canzoni di Lynn, la idol della serie, vengono vendute in quantità elevatissime, superando addirittura le pop star reali.
Qualcosa sta cambiando, non solo si possono pensare show per un pubblico diverso, adulto e più maturo, ma si apre la strada anche al collezionismo sono proprio gli 80’s il periodo in cui il Giappone è in piena crescita economica. Il genere Mecha, anche se sta iniziando a prendere forma, conta già 20 anni di produzioni, i bambini che si emozionavano guardando Astro Boy e Mazinga ora sono dei giovani adulti che non si accontentano più di vedere i loro eroi in tv o al cinema, li vogliono anche poter comprare e collezionare. Nasce così il fenomeno Otaku, termine usato in senso dispregiativo per indicare quei soggetti ossessionati dal mondo dei manga e degli anime, la demografica dei Mecha fan è definitivamente cambiata.

Articolo a cura di Alessandro Bogini
Grafica di Luigi Mameli

GUNDAM, L’ARMA CONTRO LA GUERRA

MECHA – TERZA USCITA

l’interesse per lo spazio cresce sempre più

GUNDAM

Gli anni passano, ma l’interesse per lo spazio cresce sempre più.
È il 1978 e la Toei Doga continua l’epica spaziale di una generazione con Uchu kaizoku Capitan Harlock (Capitan Harlock) e Ginga tetsudo 999 (Galaxy Express 999), storie del mangaka Leiji Matsumoto (ospite quest’anno al Lucca Comics 2018).
Continuano le contestazioni e forti critiche alla società giapponese, sempre più assopita e orientata al consumismo in Capitan Harlock gli essere umani sono talmente concentrati a conservare il loro apparente benessere da essere incapaci di accorgersi dell’invasione da parte di un popolo alieno, mentre in Galaxy Express 999 bramano l’immortalità al punto di rinunciare alla loro umanità acquistando dei corpi meccanici grazie ai quali possono vivere in eterno.
Sulla scia dei successi della Toei, la Nippon Sunrise (oggi conosciuta solo come Sunrise) continua a sviluppare i suoi progetti animati intorno ai robot (Daitarn 3 e Zanbot 3), ma è nel 1979 che arriva al suo apice.
Sono le 1815 del 7 aprile quando Gundam (Kidō Senshi Gandamu) fa il suo esordio sulla tv giapponese.
Vero e proprio spartiacque per il genere, Gundam presenta delle nuove sfaccettature psicologiche superando il concetto di buono e cattivo e di giusto o sbagliato. Si invita lo spettatore a riflettere non solo sulla guerra e il suo significato, ma sul ruolo dell’individuo nel conflitto e sui motivi del pacifismo.

Yoshiyuki Tomino, ideatore dell’opera, si concentra nel realizzare un prodotto molto realistico percorso dal motto pacifista perché gli uomini continuano a farsi la guerra, concetto molto forte nelle generazioni postbelliche giapponesi.
Inizialmente la serie sembra essere un fallimento, non incontra il favore del pubblico che fatica a comprendere le tematiche, soprattutto perché la fascia oraria nella quale viene trasmesso coinvolge un target troppo giovane e anche la vendita dei giocattoli è un flop. Il merchandise dei Mecha è sempre stato la loro principale fonte di guadagno, fu Goldrake ad iniziare questo meccanismo, ma Gundam non trova acquirenti, proprio perché le action figure sono pensate per ragazzini delle elementari e medie.
La serie viene chiusa dagli sponsor e la produzione riesce a realizzare 43 episodi sui 52 preventivati, ma sono le trasmissioni successive e i film del 1981 e 1982 ad attrarre un gran numero di adolescenti e adulti che si innamorarono delle vicende di Amuro e della Base Bianca.
La Bandai, nuovo sponsor del programma, ha un’intuizione e crea dei modellini realistici in scala (GUNPLA) che possono essere costruiti e dipinti a mano.
L’attenzione intorno al genere aumenta, così come la sua storia nel 1982 esce Fortezza superdimensionale Macross (Chōjikū yōsai Makurosu) ideata e curata da Shōji Kawamori.

Design innovativo e rivoluzionario in grado di coniugare l’imponenza delle navi spaziali con i real robots di Gundam, la storia si distingue dalle altre Space Opera perché, nonostante ci sia sempre lo scontro tra il genere umano e l’invasore alieno, al centro della vicenda sta la tormentata storia d’amore tra Hikaru Ichijo, pilota militare del caccia VF-1 Valkyrie, l’ufficiale Misa Hayase e la giovanissima idol Lynn Minmay.
La novità di questo prodotto sta anche nella giovane età degli autori, tutti ragazzi cresciuti guardando gli anime alla tv e, mentre la generazione precedente si era appoggiata ai manga per le proprie opere, loro si ispirarono proprio alle serie di Go Nagai e Osamu Tezuka.
La serie fa un modesto risultato, lo share si aggira intorno al 5%, ma la vera forza del suo successo sta nel merchandise. I modellini prodotti dalla Takutoku vanno letteralmente a ruba e le canzoni di Lynn, la idol della serie, vengono vendute in quantità elevatissime, superando addirittura le pop star reali.
Qualcosa sta cambiando, non solo si possono pensare show per un pubblico diverso, adulto e più maturo, ma si apre la strada anche al collezionismo sono proprio gli 80’s il periodo in cui il Giappone è in piena crescita economica. Il genere Mecha, anche se sta iniziando a prendere forma, conta già 20 anni di produzioni, i bambini che si emozionavano guardando Astro Boy e Mazinga ora sono dei giovani adulti che non si accontentano più di vedere i loro eroi in tv o al cinema, li vogliono anche poter comprare e collezionare. Nasce così il fenomeno Otaku, termine usato in senso dispregiativo per indicare quei soggetti ossessionati dal mondo dei manga e degli anime, la demografica dei Mecha fan è definitivamente cambiata.

Articolo a cura di Alessandro Bogini
Grafica di Luigi Mameli