LA CADUTA DEI GIGANTI

MECHA – SESTA USCITA

Un gigante non può scomparire

La caduta dei giganti

Un gigante non può scomparire, soprattutto senza far rumore.
Nel 2007 finisce la lunga attesa per il progetto annunciato nel 2002: gli Eva vengono ricostruiti e la storia narrata nuovamente. Inizia il ciclo per il cinema The Rebuild of Evangelion, saga che si ispira alla serie del 1995, sempre ad opera di Hideaki Anno.
La volontà è quella di poter sviluppare meglio la trama e di poter utilizzare lo stato dell’arte dell’animazione, sfruttando i vecchi disegni degli anni ’90 e integrarli con tecniche all’avanguardia.
Anno vuole far uscire dalla stagnazione il mercato dell’animazione che vede sempre di più l’allontanamento dei giovani studenti di medie e superiori.
Per questo nuovo progetto dal titolo Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone, Anno non si affida alla Gainax, precedente casa di produzione, ma come successe per Akira, ne fonda una appositamente per il ciclo, lo Studio Khara. Oltre al vecchio staff vengono coinvolti dei professionisti legati allo sviluppo della CGI (Computer-generated imagery) e il risultato è stupefacente. Questo primo capitolo della saga, progettata per avere 4 film per il cinema, ripercorre i primi 6 episodi della serie ed è in grado di ridare nuova energia a molte sequenze riproposte identiche, il livello di animazione è elevatissimo e l’apprezzamento di critica e pubblico è unanime. Il film viene premiato all’Animeshon Kobe come miglior film d’animazione della stagione, Anno riceve il premio come miglior regista del 2008 e il film è un successo anche al botteghino.

La macchina, però, inizia piano piano a scricchiolare. Il 2009 è un annus horribilis per l’economia mondiale e, purtroppo, non si può mai prescindere dal denaro. I salari medi restano bassissimi, gli animatori più giovani prendono appena 750 euro al mese e 9 su 10 abbandonano la carriera entro i primi tre anni di attività. Gli sponsor hanno iniziato a tagliare gli investimenti e i tempi sembrano sempre più cupi.
Questa volta non ci si affida ai robot, si tentano altre vie, meno costose. Il design dei mecha richiede un grandissimo sforzo economico e di tempo, in un mercato sempre costretto ai tagli, diventa un rischio troppo grande in caso di insuccesso.
Il 27 giugno dello stesso anno esce il secondo e tanto rimandato capitolo di The Rebuild of Evangelion, Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance. La qualità è la stessa e il successo pure, questa volta Anno ha riscritto gran parte della storia, aggiungendo nuovi elementi e riuscendo addirittura ad accrescere già il suo vastissimo fandom. Una mosca bianca se si considera il predominio di Madhouse e Production IG per quanto riguarda cinema e serie TV, le due case di produzione che hanno saputo coniugare qualità e quantità. Si riscoprono i vecchi classici; miti e nazionalismo nipponico la fanno da padrone in un presente che non riesce a vedere più in là del domani, con lo sguardo nostalgico sempre rivolto al passato. Non c’è spazio per gli eroi d’acciaio.
Nel 2012 esce il terzo e penultimo capitolo della tetralogia The Rebuild of Evangelion, Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo. Campione d’incassi e pluri premiato anche questa volta, il nuovo capitolo preparando il terreno per un criptico epilogo.

Purtroppo Anno è nuovamente vittima della sua fragilità e interrompe tutti i lavori.
Il quarto capitolo resta in standby.
I giganti tremano.
Nel 2010 esce Star Driver dello Studio Bones, nel 2013 Kakumeiki Valvrave dello Studio Sunrise, Knight of Sidonia del 2014 , queste sono le serie per la TV di maggior successo, ma sono solo lo spettro di quello che è stato il vero colosso trascinante dell’animazione.
Gundam viene ridotto a OVA, Original Anime Video, ovvero un prodotto che non passa per il cinema e la televisione, ma solo per DVD. Esce nel 2015 Mobile Suit Gundam: Iron-Blooded Orphans, ma non ha l’impatto e il carisma del passato, le animazioni sono piatte e il design non riesce ad essere attraente come avrebbe dovuto.
I Mecha fan, per la prima volta, diventano una minoranza nella comunità anime, sancendo la fine di un’egemonia che durava dall’inizio della moderna animazione.
Senza neanche un Davide a colpirli con la fionda, i giganti d’acciaio cadono.

Articolo e grafica a cura di Alessandro Bogini

LA CADUTA DEI GIGANTI

MECHA – SESTA USCITA

Un gigante non può scomparire

La caduta dei giganti

Un gigante non può scomparire, soprattutto senza far rumore.
Nel 2007 finisce la lunga attesa per il progetto annunciato nel 2002: gli Eva vengono ricostruiti e la storia narrata nuovamente. Inizia il ciclo per il cinema The Rebuild of Evangelion, saga che si ispira alla serie del 1995, sempre ad opera di Hideaki Anno.
La volontà è quella di poter sviluppare meglio la trama e di poter utilizzare lo stato dell’arte dell’animazione, sfruttando i vecchi disegni degli anni ’90 e integrarli con tecniche all’avanguardia.
Anno vuole far uscire dalla stagnazione il mercato dell’animazione che vede sempre di più l’allontanamento dei giovani studenti di medie e superiori.
Per questo nuovo progetto dal titolo Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone, Anno non si affida alla Gainax, precedente casa di produzione, ma come successe per Akira, ne fonda una appositamente per il ciclo, lo Studio Khara. Oltre al vecchio staff vengono coinvolti dei professionisti legati allo sviluppo della CGI (Computer-generated imagery) e il risultato è stupefacente. Questo primo capitolo della saga, progettata per avere 4 film per il cinema, ripercorre i primi 6 episodi della serie ed è in grado di ridare nuova energia a molte sequenze riproposte identiche, il livello di animazione è elevatissimo e l’apprezzamento di critica e pubblico è unanime. Il film viene premiato all’Animeshon Kobe come miglior film d’animazione della stagione, Anno riceve il premio come miglior regista del 2008 e il film è un successo anche al botteghino.

La macchina, però, inizia piano piano a scricchiolare. Il 2009 è un annus horribilis per l’economia mondiale e, purtroppo, non si può mai prescindere dal denaro. I salari medi restano bassissimi, gli animatori più giovani prendono appena 750 euro al mese e 9 su 10 abbandonano la carriera entro i primi tre anni di attività. Gli sponsor hanno iniziato a tagliare gli investimenti e i tempi sembrano sempre più cupi.
Questa volta non ci si affida ai robot, si tentano altre vie, meno costose. Il design dei mecha richiede un grandissimo sforzo economico e di tempo, in un mercato sempre costretto ai tagli, diventa un rischio troppo grande in caso di insuccesso.
Il 27 giugno dello stesso anno esce il secondo e tanto rimandato capitolo di The Rebuild of Evangelion, Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance. La qualità è la stessa e il successo pure, questa volta Anno ha riscritto gran parte della storia, aggiungendo nuovi elementi e riuscendo addirittura ad accrescere già il suo vastissimo fandom. Una mosca bianca se si considera il predominio di Madhouse e Production IG per quanto riguarda cinema e serie TV, le due case di produzione che hanno saputo coniugare qualità e quantità. Si riscoprono i vecchi classici; miti e nazionalismo nipponico la fanno da padrone in un presente che non riesce a vedere più in là del domani, con lo sguardo nostalgico sempre rivolto al passato. Non c’è spazio per gli eroi d’acciaio.
Nel 2012 esce il terzo e penultimo capitolo della tetralogia The Rebuild of Evangelion, Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo. Campione d’incassi e pluri premiato anche questa volta, il nuovo capitolo preparando il terreno per un criptico epilogo.

Purtroppo Anno è nuovamente vittima della sua fragilità e interrompe tutti i lavori.
Il quarto capitolo resta in standby.
I giganti tremano.
Nel 2010 esce Star Driver dello Studio Bones, nel 2013 Kakumeiki Valvrave dello Studio Sunrise, Knight of Sidonia del 2014 , queste sono le serie per la TV di maggior successo, ma sono solo lo spettro di quello che è stato il vero colosso trascinante dell’animazione.
Gundam viene ridotto a OVA, Original Anime Video, ovvero un prodotto che non passa per il cinema e la televisione, ma solo per DVD. Esce nel 2015 Mobile Suit Gundam: Iron-Blooded Orphans, ma non ha l’impatto e il carisma del passato, le animazioni sono piatte e il design non riesce ad essere attraente come avrebbe dovuto.
I Mecha fan, per la prima volta, diventano una minoranza nella comunità anime, sancendo la fine di un’egemonia che durava dall’inizio della moderna animazione.
Senza neanche un Davide a colpirli con la fionda, i giganti d’acciaio cadono.

Articolo e grafica a cura di Alessandro Bogini