NESSUNO ALLO SPECCHIO

SECONDA USCITA

PARTE II

Sylvia Plath

Nella poesia di Sylvia Plath ebbe grande influenza il poeta e compagno Ted Hughes. La loro storia d’amore è una delle più indagate della letteratura del Novecento. Non vorrei entrare nella cronaca di questo rapporto. Ci si sente scomodi nell’amore degli altri.

Tuttavia bisogna spendere due parole per spiegare che Sylvia incontra Ted Hughes durante gli anni del college a Cambridge. I due si innamorano e da subito comincia una convulsa relazione. Entrambi amano la poesia. Ted ha il sogno di diventare uno scrittore, Sylvia lo spinge a tentare, lo incita. Finalmente Ted ottiene i primi successi e apre la sua strada verso il mondo della scrittura. Questo successo tuttavia oscura le capacità letterarie di Sylvia, la sua carriera non riesce a decollare, mentre quella del marito comincia a prendere forma.
Nel 1956 i due si sposano.

Solo cinque anni più tardi, nel febbraio del 1961, Sylvia Plath ha un aborto spontaneo. Questo episodio viene poi affrontato in alcune delle sue poesie. Poco tempo dopo nasce il secondo figlio della coppia: Nicholas. Il rapporto è però già incrinato e nel 1962 i due divorziano. È un periodo di profondissimo dolore per la poetessa. Nell’inverno tra il 1962 e il 1963 Plath scrive La campana di vetro (The Bell Jar), romanzo a fortissime tinte autobiografiche. Cupo e sprofondante come catrame, questo libro è un viaggio attraverso gli ultimi respiri di un corpo che sta per abbandonare se stesso.

Dalla punta di ciascun ramo occhieggiava e ammiccava, come un bel fico maturo, un futuro meraviglioso. Un fico rappresentava un marito e dei figli e una vita domestica felice, un altro fico rappresentava la famosa poetessa, un altro la brillante accademica, un altro ancora era Esther Greenwood, direttrice di una prestigiosa rivista, un altro era l’Europa e l’Africa e il Sudamerica, un altro fico era Costantin, Socrate, Attila e tutta una schiera di amanti dai nomi bizzarri e dai mestieri anticonvenzionali, un altro fico era la campionessa olimpionica di vela, e dietro e al di sopra di questi fichi ce n’erano molti altri che non riuscivo a distinguere. E vidi me stessa seduta alla biforcazione dell’albero, che morivo di fame per non saper decidere quale fico cogliere.

Da La campana di vetro (1962-1963)

Lo spaesamento come detto in precedenza, l’incapacità di prendere una decisione e di perseguire uno scopo quando tutto è solo un abbaglio momentaneo. Solo cecità e impulsi confusi che non restituiscono alcuna immagine completa. Impossibile trovarsi nello specchio e accettare che quella faccia lì sia proprio la nostra.

Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all’istante
così com’è, non velato d’amore o da avversione.
Non sono crudele sono solo veritiero –
l’occhio di un piccolo dio quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
E’ rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo che faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio ci separano ripetutamente.

Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando nella sua distesa ciò che lei è veramente.
Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime ed un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è la sua faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce
tremendo.

Da Specchio (1961).

Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

NESSUNO ALLO SPECCHIO

SECONDA USCITA

PARTE II

Sylvia Plath

Nella poesia di Sylvia Plath ebbe grande influenza il poeta e compagno Ted Hughes. La loro storia d’amore è una delle più indagate della letteratura del Novecento. Non vorrei entrare nella cronaca di questo rapporto. Ci si sente scomodi nell’amore degli altri.

Tuttavia bisogna spendere due parole per spiegare che Sylvia incontra Ted Hughes durante gli anni del college a Cambridge. I due si innamorano e da subito comincia una convulsa relazione. Entrambi amano la poesia. Ted ha il sogno di diventare uno scrittore, Sylvia lo spinge a tentare, lo incita. Finalmente Ted ottiene i primi successi e apre la sua strada verso il mondo della scrittura. Questo successo tuttavia oscura le capacità letterarie di Sylvia, la sua carriera non riesce a decollare, mentre quella del marito comincia a prendere forma.
Nel 1956 i due si sposano.

Solo cinque anni più tardi, nel febbraio del 1961, Sylvia Plath ha un aborto spontaneo. Questo episodio viene poi affrontato in alcune delle sue poesie. Poco tempo dopo nasce il secondo figlio della coppia: Nicholas. Il rapporto è però già incrinato e nel 1962 i due divorziano. È un periodo di profondissimo dolore per la poetessa. Nell’inverno tra il 1962 e il 1963 Plath scrive La campana di vetro (The Bell Jar), romanzo a fortissime tinte autobiografiche. Cupo e sprofondante come catrame, questo libro è un viaggio attraverso gli ultimi respiri di un corpo che sta per abbandonare se stesso.

Dalla punta di ciascun ramo occhieggiava e ammiccava, come un bel fico maturo, un futuro meraviglioso. Un fico rappresentava un marito e dei figli e una vita domestica felice, un altro fico rappresentava la famosa poetessa, un altro la brillante accademica, un altro ancora era Esther Greenwood, direttrice di una prestigiosa rivista, un altro era l’Europa e l’Africa e il Sudamerica, un altro fico era Costantin, Socrate, Attila e tutta una schiera di amanti dai nomi bizzarri e dai mestieri anticonvenzionali, un altro fico era la campionessa olimpionica di vela, e dietro e al di sopra di questi fichi ce n’erano molti altri che non riuscivo a distinguere. E vidi me stessa seduta alla biforcazione dell’albero, che morivo di fame per non saper decidere quale fico cogliere.

Da La campana di vetro (1962-1963)

Lo spaesamento come detto in precedenza, l’incapacità di prendere una decisione e di perseguire uno scopo quando tutto è solo un abbaglio momentaneo. Solo cecità e impulsi confusi che non restituiscono alcuna immagine completa. Impossibile trovarsi nello specchio e accettare che quella faccia lì sia proprio la nostra.

Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all’istante
così com’è, non velato d’amore o da avversione.
Non sono crudele sono solo veritiero –
l’occhio di un piccolo dio quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
E’ rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo che faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio ci separano ripetutamente.

Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando nella sua distesa ciò che lei è veramente.
Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime ed un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è la sua faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce
tremendo.

Da Specchio (1961).

Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.