NON SO DIRE
MARK STRAND
SECONDA USCITA
PARTE II
MARK STRAND
MARK STRAND
Mark Strand è stato uno dei poeti più importanti del secondo novecento. Nato nel 1934 e scomparso nel 2014, Strand ha sempre scritto, che si trattasse di poesie, di saggi (particolare quello su Hopper) o di racconti per bambini.
I AM THE ABSENCE è il titolo giusto per raccontare questa poesia scarna e vivida, improvvisa e profondamente influenzata dalla pittura “metafisica” (Hopper, De Chirico, Baily per fare alcuni nomi). Fulcro centrale di tutto è il concetto di Strand di poesia come momento, come evento. Per il poeta canadese infatti la poesia ha poco a che fare con le forme razionali e cita Jung a questo riguardo per spiegare come l’artista arrivi solo dopo le proprie parole.
È come perdersi per un po’, entrare in qualcos’altro, uno stato diverso che improvvisamente, così com’è venuto, può andarsene e sparire per sempre.
La poesia di Strand somiglia tanto al Dormire con un occhio aperto che, non a caso, dà il titolo ad una sua raccolta. Il suo è uno sguardo che va oltre i confini del linguaggio nel senso che cade fuori dall’uso che normalmente ne facciamo, tuttavia le parole che seleziona sono semplici, taglienti, simili alle ombre di Hopper.
“Ma stasera / è diverso. / Intimidito dal buio / in cui insieme vaghiamo, o svaniamo, / immagino una luce / che non ci permetta di separarci troppo, / una luna segreta, o uno specchio segreto, / un foglio di carta, / qualcosa che potresti portare con te / nel buio / quando io sono lontano.”
Per Jessica, mia figlia (da L’ora tarda – 1978)
Da questo piccolo estratto è possibile comprendere molte delle ricorrenze della poesia di Strand. C’è la semplicità delle parole; c’è la capacità di creare immagini, veloci, limpide; c’è il dolore umile e raccolto; c’è la speranza, nonostante tutto.
Per queste ragioni leggere questo autore è così coinvolgente, sembra davvero di avere accesso ad un’altra visione della realtà, una visione interna ed esterna, fatta di bagliori, di spegnimenti e intermittenze.
Strand va a toccare le corde dell’ignoto e lo fa sapendo la difficoltà del dire cos’è stato, cos’ha sentito. Eppure un esploratore ha questa aspirazione assurda e incomprensibile, almeno all’apparenza, di andarsene e affondare piedi, gambe, braccia e occhi nel buio totale di quello che non sa. Per affrontare questi viaggi servono mezzi diversi, mappe diverse, “Mappe Nere”:
“Il presente è sempre buio. / Le sue mappe sono nere, / sorgono dal nulla, / descrivono, / nella loro lenta ascesa / dentro se stesse, / il proprio viaggio, / il proprio vuoto, / la desolata, sobria / necessità di completarlo. /
Nel venire in essere / sono come il respiro. / Eppure le si studia / è solo per scoprire, / troppo tardi, che quelli che / ritenevi fatti tuoi / non esistono.
La tua casa non è segnata / su nessuna di quelle mappe, / né ci sono gli amici, / che aspettano che ti faccia vivo, / né i tuoi nemici, / che enumerano le tue mancanze.
Ci sei solo tu, / e saluti, / ciò che sarai, / e l’erba nera / sostiene stelle nere.”
Mappe nere (da Più buio – 1970)
Per concludere chi volesse avvicinarsi alla poesia di Strand deve sapere che troverà parole semplici, troppo semplici per potersi orientare confidando nel proprio cervello. Per leggere Strand bisogna ascoltare, così come ha fatto lo stesso autore, quella voce, quelle voci intermittenti che vengono fuori dal buio.
Non c’è niente di complesso, ma ogni sua poesia crea dei valichi che bisogna sormontare se si vuol vedere qualcosa dell’oltre. Strand è un poeta che va inseguito perché non si è mai fermato e non si fermerà mai.
“In un campo / io sono l’assenza / del campo. / È / sempre così. / Ovunque sia / io sono ciò che manca.
Quando cammino / divido l’aria / e sempre / l’aria rifluisce / a riempire gli spazi / in cui era stato il mio corpo.
Abbiamo tutti motivi / per muoverci. / Io mi muovo / per tenere insieme le cose.”
Tenere insieme le cose (da Motivi per muoversi – 1968)
Brano consigliato per leggere le poesie di Mark Strand:
Sufjan Stevens – Untitled (piano) / https://www.youtube.com/watch?v=HAtWd_7ZpF8&list=LL&index=110
Per chi si volesse avvicinare alla poesia di Mark Strand segnalo alcune delle sue raccolte: Quasi invisibile; L’inizio di una sedia; L’uomo che cammina un passo avanti al buio.
* (Tutte le poesie sono presenti nel volume Mark Strand – Tutte le poesie, edito Mondadori).
Articolo a cura di Matteo Fiorucci.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.
NON SO DIRE
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SECONDA USCITA
PARTE II
MARK STRAND
MARK STRAND
Mark Strand è stato uno dei poeti più importanti del secondo novecento. Nato nel 1934 e scomparso nel 2014, Strand ha sempre scritto, che si trattasse di poesie, di saggi (particolare quello su Hopper) o di racconti per bambini.
I AM THE ABSENCE è il titolo giusto per raccontare questa poesia scarna e vivida, improvvisa e profondamente influenzata dalla pittura “metafisica” (Hopper, De Chirico, Baily per fare alcuni nomi). Fulcro centrale di tutto è il concetto di Strand di poesia come momento, come evento. Per il poeta canadese infatti la poesia ha poco a che fare con le forme razionali e cita Jung a questo riguardo per spiegare come l’artista arrivi solo dopo le proprie parole.
È come perdersi per un po’, entrare in qualcos’altro, uno stato diverso che improvvisamente, così com’è venuto, può andarsene e sparire per sempre.
La poesia di Strand somiglia tanto al Dormire con un occhio aperto che, non a caso, dà il titolo ad una sua raccolta. Il suo è uno sguardo che va oltre i confini del linguaggio nel senso che cade fuori dall’uso che normalmente ne facciamo, tuttavia le parole che seleziona sono semplici, taglienti, simili alle ombre di Hopper.
“Ma stasera / è diverso. / Intimidito dal buio / in cui insieme vaghiamo, o svaniamo, / immagino una luce / che non ci permetta di separarci troppo, / una luna segreta, o uno specchio segreto, / un foglio di carta, / qualcosa che potresti portare con te / nel buio / quando io sono lontano.”
Per Jessica, mia figlia (da L’ora tarda – 1978)
Da questo piccolo estratto è possibile comprendere molte delle ricorrenze della poesia di Strand. C’è la semplicità delle parole; c’è la capacità di creare immagini, veloci, limpide; c’è il dolore umile e raccolto; c’è la speranza, nonostante tutto.
Per queste ragioni leggere questo autore è così coinvolgente, sembra davvero di avere accesso ad un’altra visione della realtà, una visione interna ed esterna, fatta di bagliori, di spegnimenti e intermittenze.
Strand va a toccare le corde dell’ignoto e lo fa sapendo la difficoltà del dire cos’è stato, cos’ha sentito. Eppure un esploratore ha questa aspirazione assurda e incomprensibile, almeno all’apparenza, di andarsene e affondare piedi, gambe, braccia e occhi nel buio totale di quello che non sa. Per affrontare questi viaggi servono mezzi diversi, mappe diverse, “Mappe Nere”:
“Il presente è sempre buio. / Le sue mappe sono nere, / sorgono dal nulla, / descrivono, / nella loro lenta ascesa / dentro se stesse, / il proprio viaggio, / il proprio vuoto, / la desolata, sobria / necessità di completarlo. /
Nel venire in essere / sono come il respiro. / Eppure le si studia / è solo per scoprire, / troppo tardi, che quelli che / ritenevi fatti tuoi / non esistono.
La tua casa non è segnata / su nessuna di quelle mappe, / né ci sono gli amici, / che aspettano che ti faccia vivo, / né i tuoi nemici, / che enumerano le tue mancanze.
Ci sei solo tu, / e saluti, / ciò che sarai, / e l’erba nera / sostiene stelle nere.”
Mappe nere (da Più buio – 1970)
Non c’è niente di complesso, ma ogni sua poesia crea dei valichi che bisogna sormontare se si vuol vedere qualcosa dell’oltre. Strand è un poeta che va inseguito perché non si è mai fermato e non si fermerà mai.
“In un campo / io sono l’assenza / del campo. / È / sempre così. / Ovunque sia / io sono ciò che manca.
Quando cammino / divido l’aria / e sempre / l’aria rifluisce / a riempire gli spazi / in cui era stato il mio corpo.
Abbiamo tutti motivi / per muoverci. / Io mi muovo / per tenere insieme le cose.”
Tenere insieme le cose (da Motivi per muoversi – 1968)
Brano consigliato per leggere le poesie di Mark Strand:
Sufjan Stevens – Untitled (piano) https://www.youtube.com/watch?v=HAtWd_7ZpF8&list=LL&index=110
Per chi si volesse avvicinare alla poesia di Mark Strand segnalo alcune delle sue raccolte: Quasi invisibile; L’inizio di una sedia; L’uomo che cammina un passo avanti al buio.
Tutte le poesie sono presenti nel volume Mark Strand – Tutte le poesie, edito Mondadori.
Articolo a cura di Matteo Fiorucci.
Grafiche di Massimiliano Rrapaj.

