NON SO DIRE
EMMANUEL CARRÈRE

QUARTA USCITA

PARTE IV

Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère è uno scrittore francese, nato nel 1957. È una delle voci più significative della narrativa europea e mondiale.
Carrère ha una particolarità evidente da subito come scrittore ed è quella di addentrarsi nelle vite dei suoi personaggi e lo fa, non su un piano metaforico, ma, per quanto possibile reale.
Nel 2000 pubblica L’avversario, un romanzo che incarna perfettamente il suo percorso come autore. Tutto parte da un omicidio realmente avvenuto, il 9 gennaio 1993, Jean-Claude Romand, uomo tranquillo e mite uccide tutta la propria famiglia senza una ragione apparente.
Si scoprirà solo poi che Romand per 17 anni ha mentito sulla propria identità a tutti i suoi cari, tutte le persone che lo conoscevano o erano convinte di conoscerlo, scoprono all’improvviso l’esistenza di un’altra persona.
Carrère intercetta la storia qualche anno dopo e tenta subito di entrare in contatto con Romand, arrivando al punto di chiedergli delle interviste, Romand accetta spinto dalla volontà di far luce lui stesso, su ciò che l’ha spinto e portato fino a questo punto.
Il romanzo L’avversario vede Emmanuele Carrère protagonista della stessa vicenda, nella tripla figura di narratore, investigatore e essere umano. Questo triplo piano, in parte ovvio, è tuttavia la maggiore ricchezza di questo autore, capace di mescolare i livelli di realtà, senza togliere realtà, ma rendendola prospettica, dando nuove o altre possibili visioni.

“Quasi tutti gli album della famiglia Romand sono andati distrutti durante l’incendio. Le poche fotografie che si sono salvate somigliano alle nostre. Come me, come tutti i giovani padri, quando è nata sua figlia Jean-Claude ha comprato una macchina fotografica e si è messo entusiasticamente a scattare ritratti di tutta la famiglia […] Di sicuro, l’espressione da imbranato e la faccia rapita di Jean-Claude in quelle foto commuovevano sua moglie, convincendola di aver fatto, infin dei conti, la scelta giusta, quella di amare un uomo che li amava così tanto, lei e i loro figli.
I loro figli.”
Emmanuel Carrère – L’avversario
Chi scrive qui ha di fronte un uomo che, come lui, è padre, marito, vicino eppure è estraneo, ha mentito su tutto, non era presente davvero mentre la sua vita vera andava avanti, o forse sì.

“Il lato sociale era falso, ma quello emotivo era autentico. Dice Jean-Claude Romand. Dice di essere stato un finto medico, ma un vero marito e un vero padre, di aver amato con tutti il cuore moglie e figli, i quali lo ricambiavano.

Quello che fa Carrère come autore è davvero interessante, perché non ci fa vivere solo il dubbio e il dilemma del personaggio, i dolori, le paure, Carrère ci porta anche dentro di sé, dentro le sue paure, i suoi dolori e dilemmi. Questo perché il viaggio che si intraprende leggendolo è un doppio viaggio di conoscenza, ciò che leggiamo sembra un presente costante, fatto di bivi e interpretazioni. Siamo di fronte ad un presente triplicato, che è mio come lettore, di Carrère come autore e di Romand come essere umano.
Carrère rimase subito stregato dal pensiero di quest’uomo, tentò di cominciare a scrivere il proprio romanzo senza contattare Romand, senza parlare direttamente con lui o con altri. Tuttavia Carrère si trovò bloccato per qualche ragione, era di fronte ad un uomo che non aveva nulla di vero e, allo stesso tempo, nulla di falso. Di fronte queste difficoltà Carrère scrisse a Romand della sua impossibilità di scrivere questo romanzo in prima persona, così rispose Romand:
“Il fatto che lei non riesca a parlare della mia storia in prima persona mi sembra in parte legato alla difficoltà che ho io a parlare di me stesso in prima persona. Quand’anche riuscissi ad ottenere questo risultato, sarà comunque troppo tardi ed è terribile pensare che, se a suo tempo avessi avuto accesso a quell’io e di conseguenza al tu e al noi, avrei potuto dire loro tutto quello che avevo da dire senza che la violenza rendesse impossibile ogni dialogo.”

Carrère è un autore che cerca spazi e spiragli nelle vite altrui, anfratti nei quali annidarsi per osservare in soggettiva, almeno per un po’, quelle vite estreme che tanto gli interessano. Forse queste vite sono anche le nostre, ma rimangono per fortuna solo potenziali, sarà questo che ci attrae come lettori e che lo attrae come autore: la possibilità di sperimentare, di vivere, come quando si legge, vite che non sono la nostra. Carrère va letto oggi più che mai, perché capace di scendere dentro ad altri esseri umani e di farlo con occhi autentici, occhi che sanno prendere e lasciare la realtà di fronte a noi, quel tanto che basta, non per comprenderla, ma per iniziare a intravederla:
“Niente mi sembrava più prezioso di quella sensazione, della certezza di potersi abbandonare fino all’ultimo istante tra le braccia di qualcuno che ti ama di un amore incondizionato […] Mi è tornata in mente la famosa frase di Fitzgerald: La vita è tutta un processo di disgregamento. E quella non pensavo fosse vera. Almeno non pensavo che lo fosse per tutte le vite.
La mia è una vita riuscita?
Avrei detto di no, che la mia non era una vita riuscita. Avrei detto che mi erano riuscite alcune cose, avevo avuto due figli belli e vivaci, scritto tre o quattro libri in cui aveva preso forma quello che ero. Ho fatto quello che ho potuto, con le mie capacità e le mie inadeguatezze, ho lottato per farlo, il bilancio non è del tutto negativo. Ma mi è mancata la cosa più importante, l’amore. […] Questo avrei detto, prima dell’onda, se mi avessero annunciato che stavo per morire. Ma poi dopo l’onda, ti ho scelta, ci siamo scelti, e non è più lo stesso. Tu sei qui, accanto a me […]”
Emmanuel Carrère – Vite che non sono la mia

Brano consigliato per accompagnare la lettura di Emmanuel Carrère:
🎥 Carter Burwell – Being John Malkovich (Suite)
https://www.youtube.com/watch?v=UgnjK_W5cL0
Per chi si volesse avvicinare alla scrittura di Emmanuel Carrère segnalo alcuni suoi romanzi: L’avversario; Vite che non sono la mia; Io sono vivo, voi siete morti; Limonov.

Articolo a cura di Matteo Fiorucci.
Grafiche di Alessandro Bogini.

NON SO DIRE
EMMANUEL CARRÈRE

QUARTA USCITA

PARTE IV

Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère è uno scrittore francese, nato nel 1957. È una delle voci più significative della narrativa europea e mondiale.
Carrère ha una particolarità evidente da subito come scrittore ed è quella di addentrarsi nelle vite dei suoi personaggi e lo fa, non su un piano metaforico, ma, per quanto possibile reale.
Nel 2000 pubblica L’avversario, un romanzo che incarna perfettamente il suo percorso come autore. Tutto parte da un omicidio realmente avvenuto, il 9 gennaio 1993, Jean-Claude Romand, uomo tranquillo e mite uccide tutta la propria famiglia senza una ragione apparente.
Si scoprirà solo poi che Romand per 17 anni ha mentito sulla propria identità a tutti i suoi cari, tutte le persone che lo conoscevano o erano convinte di conoscerlo, scoprono all’improvviso l’esistenza di un’altra persona.
Carrère intercetta la storia qualche anno dopo e tenta subito di entrare in contatto con Romand, arrivando al punto di chiedergli delle interviste, Romand accetta spinto dalla volontà di far luce lui stesso, su ciò che l’ha spinto e portato fino a questo punto.
Il romanzo L’avversario vede Emmanuele Carrère protagonista della stessa vicenda, nella tripla figura di narratore, investigatore e essere umano. Questo triplo piano, in parte ovvio, è tuttavia la maggiore ricchezza di questo autore, capace di mescolare i livelli di realtà, senza togliere realtà, ma rendendola prospettica, dando nuove o altre possibili visioni.

“Quasi tutti gli album della famiglia Romand sono andati distrutti durante l’incendio. Le poche fotografie che si sono salvate somigliano alle nostre. Come me, come tutti i giovani padri, quando è nata sua figlia Jean-Claude ha comprato una macchina fotografica e si è messo entusiasticamente a scattare ritratti di tutta la famiglia […] Di sicuro, l’espressione da imbranato e la faccia rapita di Jean-Claude in quelle foto commuovevano sua moglie, convincendola di aver fatto, infin dei conti, la scelta giusta, quella di amare un uomo che li amava così tanto, lei e i loro figli.
I loro figli.”
Emmanuel Carrère – L’avversario
Chi scrive qui ha di fronte un uomo che, come lui, è padre, marito, vicino eppure è estraneo, ha mentito su tutto, non era presente davvero mentre la sua vita vera andava avanti, o forse sì.

“Il lato sociale era falso, ma quello emotivo era autentico. Dice Jean-Claude Romand. Dice di essere stato un finto medico, ma un vero marito e un vero padre, di aver amato con tutti il cuore moglie e figli, i quali lo ricambiavano.

Quello che fa Carrère come autore è davvero interessante, perché non ci fa vivere solo il dubbio e il dilemma del personaggio, i dolori, le paure, Carrère ci porta anche dentro di sé, dentro le sue paure, i suoi dolori e dilemmi. Questo perché il viaggio che si intraprende leggendolo è un doppio viaggio di conoscenza, ciò che leggiamo sembra un presente costante, fatto di bivi e interpretazioni. Siamo di fronte ad un presente triplicato, che è mio come lettore, di Carrère come autore e di Romand come essere umano.
Carrère rimase subito stregato dal pensiero di quest’uomo, tentò di cominciare a scrivere il proprio romanzo senza contattare Romand, senza parlare direttamente con lui o con altri. Tuttavia Carrère si trovò bloccato per qualche ragione, era di fronte ad un uomo che non aveva nulla di vero e, allo stesso tempo, nulla di falso. Di fronte queste difficoltà Carrère scrisse a Romand della sua impossibilità di scrivere questo romanzo in prima persona, così rispose Romand:
“Il fatto che lei non riesca a parlare della mia storia in prima persona mi sembra in parte legato alla difficoltà che ho io a parlare di me stesso in prima persona. Quand’anche riuscissi ad ottenere questo risultato, sarà comunque troppo tardi ed è terribile pensare che, se a suo tempo avessi avuto accesso a quell’io e di conseguenza al tu e al noi, avrei potuto dire loro tutto quello che avevo da dire senza che la violenza rendesse impossibile ogni dialogo.”

Carrère è un autore che cerca spazi e spiragli nelle vite altrui, anfratti nei quali annidarsi per osservare in soggettiva, almeno per un po’, quelle vite estreme che tanto gli interessano. Forse queste vite sono anche le nostre, ma rimangono per fortuna solo potenziali, sarà questo che ci attrae come lettori e che lo attrae come autore: la possibilità di sperimentare, di vivere, come quando si legge, vite che non sono la nostra. Carrère va letto oggi più che mai, perché capace di scendere dentro ad altri esseri umani e di farlo con occhi autentici, occhi che sanno prendere e lasciare la realtà di fronte a noi, quel tanto che basta, non per comprenderla, ma per iniziare a intravederla:
“Niente mi sembrava più prezioso di quella sensazione, della certezza di potersi abbandonare fino all’ultimo istante tra le braccia di qualcuno che ti ama di un amore incondizionato […] Mi è tornata in mente la famosa frase di Fitzgerald: La vita è tutta un processo di disgregamento. E quella non pensavo fosse vera. Almeno non pensavo che lo fosse per tutte le vite.
La mia è una vita riuscita?
Avrei detto di no, che la mia non era una vita riuscita. Avrei detto che mi erano riuscite alcune cose, avevo avuto due figli belli e vivaci, scritto tre o quattro libri in cui aveva preso forma quello che ero. Ho fatto quello che ho potuto, con le mie capacità e le mie inadeguatezze, ho lottato per farlo, il bilancio non è del tutto negativo. Ma mi è mancata la cosa più importante, l’amore. […] Questo avrei detto, prima dell’onda, se mi avessero annunciato che stavo per morire. Ma poi dopo l’onda, ti ho scelta, ci siamo scelti, e non è più lo stesso. Tu sei qui, accanto a me […]”
Emmanuel Carrère – Vite che non sono la mia

Brano consigliato per accompagnare la lettura di Emmanuel Carrère:
🎥 Carter Burwell – Being John Malkovich (Suite)
https://www.youtube.com/watch?v=UgnjK_W5cL0
Per chi si volesse avvicinare alla scrittura di Emmanuel Carrère segnalo alcuni suoi romanzi: L’avversario; Vite che non sono la mia; Io sono vivo, voi siete morti; Limonov.

Articolo a cura di Matteo Fiorucci.
Grafiche di Alessandro Bogini.