RACCONTI IN CAMERA OSCURA

La fotografia dell’Uomo

parte iii

Il reportage fotografico

La fotografia è un mezzo espressivo che si presta a differenti declinazioni ed utilizzi. Oggigiorno siamo abituati, se non assuefatti, alla costante presenza di immagini e fotografie in ogni luogo, fisico e virtuale: cartelloni pubblicitari e post sui social sono solo due dei tantissimi esempi di come una singola immagine possa veicolare un certo tipo di messaggio. Sebbene lo scatto singolo sia autosufficiente, almeno per quanto riguarda certe modalità di comunicazione, all’interno del panorama fotografico possiamo trovare altre forme di sintassi, più articolate, come ad esempio quella del reportage.

Il reportage fotografico è una forma di narrazione per immagini con la quale l’autore racconta una storia attraverso l’estensione meccanica del suo occhio, la macchina fotografica. Composto da una raccolta più o meno estesa di fotografie, il reportage, una volta terminato, deve essere in grado di fornire le informazioni riguardanti i fatti che documenta, in modo tale da dare all’osservatore una visione d’insieme di una specifica realtà, individuata nel tempo da estremi cronologici determinati e conclusi.
Ovviamente, questa forma di racconto si adatta perfettamente alla quasi totalità delle situazioni umane, tanto che possiamo riscontrarne l’impiego negli ambiti più diversi: reportage di guerra, reportage urbano, sociale, sono solo alcune delle declinazioni che questa forma di racconto assume nel corso della storia della fotografia.

A partire da Roger Fenton, primo fotoreporter di guerra della storia grazie ai suoi scatti che documentano la guerra di Crimea (1853-1856), sono sempre di più i cultori della fotografia ad avvicinarsi al reportage.
Un altro esempio di questo genere ci è dato dallo straordinario lavoro di Dorothea Lange e Walker Evans, che insieme ad altri nove fotografi, lavorano all’interno della Farm Security Administration, un’agenzia creata per far fronte alla crisi dell’agricoltura durante il periodo della Grande Depressione negli Stati Uniti. I lavori della Lange e di Evans, che documentano le difficili condizioni di vita nelle zone rurali, rappresentano uno spaccato importante della situazione socio-economica statunitense di quel determinato periodo storico, oltre ad avere una valenza artistica davvero rilevante, tanto più che sono perfettamente esemplificativi di quella declinazione del reportage che riguarda la documentazione e la denuncia sociale.

Sebbene sia utilizzato per raccontare principalmente guerre, carestie e criticità, il reportage si rivolge anche a forme di documentazione meno impattanti, ma non per questo di minor rilievo o meno ricercate dal punto di vista artistico e comunicativo. A questo proposito si può suggerire il lavoro di Robert Frank, fotografo svizzero che nel biennio 1955-56 viaggia in 48 differenti stati degli Stati Uniti per realizzare il suo lavoro più importante, The Americans. In questa grande raccolta fotografica, Frank osserva e racconta gli Stati Uniti e la loro popolazione, con le sue tradizioni e contraddizioni, restituendo un’immagine personale, ma completa, di questa realtà ricca e articolata.

Già nel corso dei suoi primi cento anni di vita, il reportage conosce enormi sviluppi e mutazioni, che ridefiniscono costantemente le sue caratteristiche, senza però intaccarne il principio base che lo anima ancora oggi. Sebbene in questo ultimo periodo gli autori siano costantemente alla ricerca di forme sempre nuove per la realizzazione dei propri reportage, la sua anima antropocentrica non viene mai meno. In fondo, che si parli di guerra, di società, di economia o di cultura, l’intento più profondo di un reportage e del suo autore è sempre lo stesso: raccontare una delle tante storie dell’Uomo.
1 Roger Fenton, “Soldato ferito”, 1853-1856
2 Dorothe Lange, “Family, five children and no car”, Oklahoma, 1938
3 Walker Evans, “The fields family”, Hale County, Alabama, Summer 1936

Articolo a cura di Francesco Milizia
Grafiche di Luigi Mameli

RACCONTI IN CAMERA OSCURA

La fotografia dell’Uomo

parte iii

Il reportage fotografico

La fotografia è un mezzo espressivo che si presta a differenti declinazioni ed utilizzi. Oggigiorno siamo abituati, se non assuefatti, alla costante presenza di immagini e fotografie in ogni luogo, fisico e virtuale: cartelloni pubblicitari e post sui social sono solo due dei tantissimi esempi di come una singola immagine possa veicolare un certo tipo di messaggio. Sebbene lo scatto singolo sia autosufficiente, almeno per quanto riguarda certe modalità di comunicazione, all’interno del panorama fotografico possiamo trovare altre forme di sintassi, più articolate, come ad esempio quella del reportage.

Il reportage fotografico è una forma di narrazione per immagini con la quale l’autore racconta una storia attraverso l’estensione meccanica del suo occhio, la macchina fotografica. Composto da una raccolta più o meno estesa di fotografie, il reportage, una volta terminato, deve essere in grado di fornire le informazioni riguardanti i fatti che documenta, in modo tale da dare all’osservatore una visione d’insieme di una specifica realtà, individuata nel tempo da estremi cronologici determinati e conclusi.
Ovviamente, questa forma di racconto si adatta perfettamente alla quasi totalità delle situazioni umane, tanto che possiamo riscontrarne l’impiego negli ambiti più diversi: reportage di guerra, reportage urbano, sociale, sono solo alcune delle declinazioni che questa forma di racconto assume nel corso della storia della fotografia.

A partire da Roger Fenton, primo fotoreporter di guerra della storia grazie ai suoi scatti che documentano la guerra di Crimea (1853-1856), sono sempre di più i cultori della fotografia ad avvicinarsi al reportage.
Un altro esempio di questo genere ci è dato dallo straordinario lavoro di Dorothea Lange e Walker Evans, che insieme ad altri nove fotografi, lavorano all’interno della Farm Security Administration, un’agenzia creata per far fronte alla crisi dell’agricoltura durante il periodo della Grande Depressione negli Stati Uniti. I lavori della Lange e di Evans, che documentano le difficili condizioni di vita nelle zone rurali, rappresentano uno spaccato importante della situazione socio-economica statunitense di quel determinato periodo storico, oltre ad avere una valenza artistica davvero rilevante, tanto più che sono perfettamente esemplificativi di quella declinazione del reportage che riguarda la documentazione e la denuncia sociale.

Sebbene sia utilizzato per raccontare principalmente guerre, carestie e criticità, il reportage si rivolge anche a forme di documentazione meno impattanti, ma non per questo di minor rilievo o meno ricercate dal punto di vista artistico e comunicativo. A questo proposito si può suggerire il lavoro di Robert Frank, fotografo svizzero che nel biennio 1955-56 viaggia in 48 differenti stati degli Stati Uniti per realizzare il suo lavoro più importante, The Americans. In questa grande raccolta fotografica, Frank osserva e racconta gli Stati Uniti e la loro popolazione, con le sue tradizioni e contraddizioni, restituendo un’immagine personale, ma completa, di questa realtà ricca e articolata.

Già nel corso dei suoi primi cento anni di vita, il reportage conosce enormi sviluppi e mutazioni, che ridefiniscono costantemente le sue caratteristiche, senza però intaccarne il principio base che lo anima ancora oggi. Sebbene in questo ultimo periodo gli autori siano costantemente alla ricerca di forme sempre nuove per la realizzazione dei propri reportage, la sua anima antropocentrica non viene mai meno. In fondo, che si parli di guerra, di società, di economia o di cultura, l’intento più profondo di un reportage e del suo autore è sempre lo stesso: raccontare una delle tante storie dell’Uomo.
1 Roger Fenton, “Soldato ferito”, 1853-1856
2 Dorothe Lange, “Family, five children and no car”, Oklahoma, 1938
3 Walker Evans, “The fields family”, Hale County, Alabama, Summer 1936