MARK STRAND: POESIA DAL BUIO
POESIA DAL BUIO – PRIMA USCITA
Cosa c’è da cercare?
Cosa c’è da trovare?
Sotto la luna e le stelle,
che sono quel che sono sempre state,
cosa dovremmo essere se non noi stessi,
in questa luce, che è luce da niente?
Mark Strand nasce sull’isola di Prince Edward (Canada) nel 1934. Scrive opere in prosa, traduzioni, monografie d’arte e libri per bambini. Nel corso della sua vita pubblica dieci libri di poesia. Nel 1990 viene eletto poeta laureato d’America. Nel 1999 vince il premio Pulitzer per la letteratura. Muore il 29 Novembre 2014 all’età di ottant’anni nella sua casa di Brooklyn.
Nella poesia di Strand è sempre presente almeno un angolo di buio, un anfratto scuro nel quale affondare per un attimo gli occhi. È facile immaginarlo seduto sulla poltrona di casa, mentre scorre lo sguardo fino ad insinuarsi in qualcuno di questi buchi neri.
Cosa c’è da cercare?
Cosa c’è da trovare?
Nella poetica di Strand le cose emergono, si staccano da uno sfondo, tutto sembra credibile, ma non lo è.
In questa apparente nitidezza della visione c’è tutta l’indeterminazione della realtà e del discernimento tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Il mondo razionale si fonde a qualcos’altro di più profondo, qualcosa di simile ad un riverbero d’aria, qualcosa di trasparente, ma che avvertiamo.
Non è un caso che sia il poeta che dorme con un occhio aperto, come a dire che sono tanti i mondi dentro i quali cercare. Serve l’occhio aguzzo per scendere oltre i diversi piani di ciò che ci appare.
Non è il solito discorso su realtà e finzione.
Tutto è degno di accedere al rango di realtà, perché tutto è realtà, così come il suo contrario.
Quello di cui non mi ero reso conto allora, ma di cui mi rendo conto fin troppo bene adesso, è che le scintille portano dentro di sé il desiderio di essere sollevate dal fardello della lucentezza. Ed è per questo che non scrivo più, e che il buio è la mia libertà e la mia contentezza.
da Una lettera da Tegucigalpa in Quasi Invisibile – 2014
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
MARK STRAND: POESIA DAL BUIO
POESIA DAL BUIO – PRIMA USCITA
Cosa c’è da cercare?
Cosa c’è da trovare?
Sotto la luna e le stelle,
che sono quel che sono sempre state,
cosa dovremmo essere se non noi stessi,
in questa luce, che è luce da niente?
Mark Strand nasce sull’isola di Prince Edward (Canada) nel 1934. Scrive opere in prosa, traduzioni, monografie d’arte e libri per bambini. Nel corso della sua vita pubblica dieci libri di poesia. Nel 1990 viene eletto poeta laureato d’America. Nel 1999 vince il premio Pulitzer per la letteratura. Muore il 29 Novembre 2014 all’età di ottant’anni nella sua casa di Brooklyn.
Nella poesia di Strand è sempre presente almeno un angolo di buio, un anfratto scuro nel quale affondare per un attimo gli occhi. È facile immaginarlo seduto sulla poltrona di casa, mentre scorre lo sguardo fino ad insinuarsi in qualcuno di questi buchi neri.
Cosa c’è da cercare?
Cosa c’è da trovare?
Nella poetica di Strand le cose emergono, si staccano da uno sfondo, tutto sembra credibile, ma non lo è.
In questa apparente nitidezza della visione c’è tutta l’indeterminazione della realtà e del discernimento tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Il mondo razionale si fonde a qualcos’altro di più profondo, qualcosa di simile ad un riverbero d’aria, qualcosa di trasparente, ma che avvertiamo.
Non è un caso che sia il poeta che dorme con un occhio aperto, come a dire che sono tanti i mondi dentro i quali cercare. Serve l’occhio aguzzo per scendere oltre i diversi piani di ciò che ci appare.
Non è il solito discorso su realtà e finzione.
Tutto è degno di accedere al rango di realtà, perché tutto è realtà, così come il suo contrario.
Quello di cui non mi ero reso conto allora, ma di cui mi rendo conto fin troppo bene adesso, è che le scintille portano dentro di sé il desiderio di essere sollevate dal fardello della lucentezza. Ed è per questo che non scrivo più, e che il buio è la mia libertà e la mia contentezza.
da Una lettera da Tegucigalpa in Quasi Invisibile – 2014
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

