SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
PRIMA USCITA
PARTE I
Tess Gallagher
Così quel che rimane senza risposta continua
a rimandarti a te stessa, a dirti quel che volevi
solo quando non arriva, dovendo ormai
riempire questa assenza.
Lettera senza riposta – da Spontaneamente di Tess Gallagher
Tess Gallagher scrive con pulizia, con rigore. La sua poesia è netta ed estremamente precisa, non lascia spazi, ma permette a tutti di entrare e sentirsi un po’ a casa. Magari quella condivisa con Raymond Carver, fino al 2 agosto del 1988, quando il poeta americano morì. La raccolta che prendiamo in considerazione in questo nuovo ciclo di articoli è: Spontaneamente – Willingly. Già il titolo è indicativo di cosa muova i testi di questo libro. Ogni parola nasce da una ricerca, Gallagher si immerge dentro di sé, si ripercorre a ritroso componendo la sua memoria. Le immagini vengono a galla lei le prende e ce le restituisce integre e, allo stesso tempo, nella frammentarietà che contraddistingue ogni ricordo. Molta poesia si affida all’io del poeta con il rischio di incorrere nel solipsismo, in qualcosa che possiamo osservare perché è lì, di fronte a noi. La poesia di Gallagher non è solo sua, ma di tutti.
Il giorno che partimmo per la montagna,
ti fissai il sacco a pelo sulle spalle.
La donna che ti chiamava “marito”
si legò i lunghi capelli. Pronunciava il tuo nome
ogni volta che cadevi e ti rialzavi, David, David.
Quando arrivammo all’abisso su cui unico ponte era un tronco
ricoperto di muschio, ti vedevamo già
sulle pietre del fiume, coperte
e ricoperte dall’acqua senza sosta.
Lei non poteva guidarti, ti amava troppo.
Te la presi io la mano e ci misi tutta la mia vista:
in bilico tra la fiducia di farcela e le rapide
in cui potevamo cadere, camminavo a ritroso
per tenere salda la presa. Quando il fragore del fiume
ci cullava ormai d’ambo i lati, un tuffo
ancor più profondo lo provai dentro
per come ti affidavi a me e al fiume su cui camminavamo
come due improbabili Cristi tenuti a galla da quel dubbio
che è il nostro corpo.
Quando lasciai andare la tua mano sull’altra sponda
e sprofondammo nella terra, mi riprese
il vizio dei ringraziamenti. Chi poteva venire con noi
dopo quella cosa, anche se ci avessero raggiunti?
In tutti gli anni che ci hanno
sorpassato ogni volta che ti penso vedo
sempre un fiume sotto di te e sempre
tu ti inoltri nella clamorosa luce dell’acqua
e ritorna l’odore di panno bagnato
come quando qualcuno viene liberato di peso
col respiro ancora dentro […]
Lettura ad alta voce – da Spontaneamente
Come detto le sue poesie sono sprazzi sulla propria memoria. In questa luce a volte scura a volte accecante prendono definizione degli oggetti, dei corpi, degli odori. Le figure si staccano dall’indefinitezza dello sfondo e tornano a rendersi manifeste. Gallagher accoglie le immagini e si fa loro tramite, da lei a noi, senza distanza senza divisione, è per questo che la sua poesia sa far vivere le parole, come fossero anche nostre.
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
PRIMA USCITA
PARTE I
Tess Gallagher
Così quel che rimane senza risposta continua
a rimandarti a te stessa, a dirti quel che volevi
solo quando non arriva, dovendo ormai
riempire questa assenza.
Lettera senza riposta – da Spontaneamente di Tess Gallagher
Tess Gallagher scrive con pulizia, con rigore. La sua poesia è netta ed estremamente precisa, non lascia spazi, ma permette a tutti di entrare e sentirsi un po’ a casa. Magari quella condivisa con Raymond Carver, fino al 2 agosto del 1988, quando il poeta americano morì. La raccolta che prendiamo in considerazione in questo nuovo ciclo di articoli è: Spontaneamente – Willingly. Già il titolo è indicativo di cosa muova i testi di questo libro. Ogni parola nasce da una ricerca, Gallagher si immerge dentro di sé, si ripercorre a ritroso componendo la sua memoria. Le immagini vengono a galla lei le prende e ce le restituisce integre e, allo stesso tempo, nella frammentarietà che contraddistingue ogni ricordo. Molta poesia si affida all’io del poeta con il rischio di incorrere nel solipsismo, in qualcosa che possiamo osservare perché è lì, di fronte a noi. La poesia di Gallagher non è solo sua, ma di tutti.
Il giorno che partimmo per la montagna,
ti fissai il sacco a pelo sulle spalle.
La donna che ti chiamava “marito”
si legò i lunghi capelli. Pronunciava il tuo nome
ogni volta che cadevi e ti rialzavi, David, David.
Quando arrivammo all’abisso su cui unico ponte era un tronco
ricoperto di muschio, ti vedevamo già
sulle pietre del fiume, coperte
e ricoperte dall’acqua senza sosta.
Lei non poteva guidarti, ti amava troppo.
Te la presi io la mano e ci misi tutta la mia vista:
in bilico tra la fiducia di farcela e le rapide
in cui potevamo cadere, camminavo a ritroso
per tenere salda la presa. Quando il fragore del fiume
ci cullava ormai d’ambo i lati, un tuffo
ancor più profondo lo provai dentro
per come ti affidavi a me e al fiume su cui camminavamo
come due improbabili Cristi tenuti a galla da quel dubbio
che è il nostro corpo.
Quando lasciai andare la tua mano sull’altra sponda
e sprofondammo nella terra, mi riprese
il vizio dei ringraziamenti. Chi poteva venire con noi
dopo quella cosa, anche se ci avessero raggiunti?
In tutti gli anni che ci hanno
sorpassato ogni volta che ti penso vedo
sempre un fiume sotto di te e sempre
tu ti inoltri nella clamorosa luce dell’acqua
e ritorna l’odore di panno bagnato
come quando qualcuno viene liberato di peso
col respiro ancora dentro […]
Lettura ad alta voce – da Spontaneamente
Come detto le sue poesie sono sprazzi sulla propria memoria. In questa luce a volte scura a volte accecante prendono definizione degli oggetti, dei corpi, degli odori. Le figure si staccano dall’indefinitezza dello sfondo e tornano a rendersi manifeste. Gallagher accoglie le immagini e si fa loro tramite, da lei a noi, senza distanza senza divisione, è per questo che la sua poesia sa far vivere le parole, come fossero anche nostre.
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

