SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
SECONDA USCITA
PARTE II
Ti direi addio
Se non dovevamo scrivere, nel pomeriggio andavamo a pesca di salmoni nello stretto di Juan de Fuca. Dovunque fosse, Ray doveva sempre mangiare alle cinque del pomeriggio perché se aveva un calo di zuccheri entrava subito in ansia. E’ strano ma anche a distanza di vent’anni a quell’ ora penso sempre a lui. Penso: Ray avrà fame.
Tess Gallagher – Intervista apparsa su Repubblica 21 giugno 2008
Le piccole cose delle quali Tess Gallagher si fa portatrice nella sua opera sono evidenti. Tutto acquisisce valore, specie se correlato al momento. La poesia è qualcosa che può catturare il tempo pur essendo essa stessa parte del tempo. Gallagher indaga questa simultaneità solo apparente; il desiderio di esserci nel dispiegarsi degli attimi che, ricordando, rivive.
La sua poesia ha questa cifra, ci invita a vivere qualcosa che non è nostro, ma che forse lo è stato. Lo fa senza affettazione, senza esagerare, è semplice come una carezza. Questa carezza è forse tremula e contraddittoria come una mano un po’ indecisa, come l’imprecisa ricostruzione che fa la memoria.
Come viene naturale, nel silenzio, attribuire
un’intenzione al ritardo, come la parola remo
che insiste nell’acqua. Come pure l’esigenza
di consigliarsi di evitare le esagerazioni,
del tipo “nessuno mi vuole bene”, solo perché
niente ritorna e, di fronte al niente,
non reagire come una radiolina lasciata accesa
nel cuore della notte, con voci che cantano
a un orecchio frustrato dalla pioggia
o come qualcuno rifiutato perché sì, senza appello.
Di quelli che hai amato ti manca
quel che non hanno detto. Appartengono
a una specie di permesso di continuare
a essere qualcosa di più che non te stessa,
una chiarezza che ti restituisce a tutto ciò
che hai gettato via, come quando
vuoi essere la buona luce di un faro
che esplora il firmamento o la pioggia –
il piacere della pioggia su una barca scoperta.
Lettera senza risposta – da Spontaneamente
Tess Gallagher è nota al mondo anche per il suo sodalizio lavorativo e di vita con Raymond Carver. Alcune delle pagine più belle della poetessa, così come del poeta americano, sono dedicate l’uno all’altra. Anche qui si ritorna al discorso della condivisione di ciò che è un’esperienza personale, ma che ha il potere di trascendere le vite che l’hanno vissuta. Gallagher ha reso gli ultimi anni della vita di Carver brillanti, nonostante la fine certa poco oltre l’orizzonte. La scrittura ha salvato ad entrambi la vita, li ha fatti incontrare e ha dato noi la possibilità di leggere pagine meravigliose che sembrano fotografie della nostra infanzia, o semplicemente del nostro passato. Scorrendo le poesie di Gallagher si entra in una relazione d’amore si decide di affondare il passo in un territorio che ci ritrova e ci perde, con tutta la gioia e il dolore che questo comporta. Perché ogni storia ha una fine, ma non finisce.
Sto scrivendo le tue memorie.
È come abbandonare il mondo
eppure trovarti ancora lì,
come ci hai ricevuto e formato
diventando all’istante irripetibile.
Continuo a pensare di poter scrivere una guancia
contro di te, se non proprio labbra. Una guancia magnetica
con sopra il sapore dell’aria fredda e metallica
in modo che il tuo clangore riecheggi
per un poco. Ti induco in tentazione con nudità
in terrazza, con i tamburelli, con tutti i miei vezzi
da gitana. Con gli slanciati fianchi del desiderio
induco in tentazione te, che te ne sei andato per sempre,
un pensiero che riesco a formulare
perché questa lettera è scritta
al di fuori di qualunque morte.
Lettera a un bacio che è morto per noi – da Baci portatili
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
SECONDA USCITA
PARTE II
Ti direi addio
Se non dovevamo scrivere, nel pomeriggio andavamo a pesca di salmoni nello stretto di Juan de Fuca. Dovunque fosse, Ray doveva sempre mangiare alle cinque del pomeriggio perché se aveva un calo di zuccheri entrava subito in ansia. E’ strano ma anche a distanza di vent’anni a quell’ ora penso sempre a lui. Penso: Ray avrà fame.
Tess Gallagher – Intervista apparsa su Repubblica 21 giugno 2008
Le piccole cose delle quali Tess Gallagher si fa portatrice nella sua opera sono evidenti. Tutto acquisisce valore, specie se correlato al momento. La poesia è qualcosa che può catturare il tempo pur essendo essa stessa parte del tempo. Gallagher indaga questa simultaneità solo apparente; il desiderio di esserci nel dispiegarsi degli attimi che, ricordando, rivive.
La sua poesia ha questa cifra, ci invita a vivere qualcosa che non è nostro, ma che forse lo è stato. Lo fa senza affettazione, senza esagerare, è semplice come una carezza. Questa carezza è forse tremula e contraddittoria come una mano un po’ indecisa, come l’imprecisa ricostruzione che fa la memoria.
Come viene naturale, nel silenzio, attribuire
un’intenzione al ritardo, come la parola remo
che insiste nell’acqua. Come pure l’esigenza
di consigliarsi di evitare le esagerazioni,
del tipo “nessuno mi vuole bene”, solo perché
niente ritorna e, di fronte al niente,
non reagire come una radiolina lasciata accesa
nel cuore della notte, con voci che cantano
a un orecchio frustrato dalla pioggia
o come qualcuno rifiutato perché sì, senza appello.
Di quelli che hai amato ti manca
quel che non hanno detto. Appartengono
a una specie di permesso di continuare
a essere qualcosa di più che non te stessa,
una chiarezza che ti restituisce a tutto ciò
che hai gettato via, come quando
vuoi essere la buona luce di un faro
che esplora il firmamento o la pioggia –
il piacere della pioggia su una barca scoperta.
Lettera senza risposta – da Spontaneamente
Tess Gallagher è nota al mondo anche per il suo sodalizio lavorativo e di vita con Raymond Carver. Alcune delle pagine più belle della poetessa, così come del poeta americano, sono dedicate l’uno all’altra. Anche qui si ritorna al discorso della condivisione di ciò che è un’esperienza personale, ma che ha il potere di trascendere le vite che l’hanno vissuta. Gallagher ha reso gli ultimi anni della vita di Carver brillanti, nonostante la fine certa poco oltre l’orizzonte. La scrittura ha salvato ad entrambi la vita, li ha fatti incontrare e ha dato noi la possibilità di leggere pagine meravigliose che sembrano fotografie della nostra infanzia, o semplicemente del nostro passato. Scorrendo le poesie di Gallagher si entra in una relazione d’amore si decide di affondare il passo in un territorio che ci ritrova e ci perde, con tutta la gioia e il dolore che questo comporta. Perché ogni storia ha una fine, ma non finisce.
Sto scrivendo le tue memorie.
È come abbandonare il mondo
eppure trovarti ancora lì,
come ci hai ricevuto e formato
diventando all’istante irripetibile.
Continuo a pensare di poter scrivere una guancia
contro di te, se non proprio labbra. Una guancia magnetica
con sopra il sapore dell’aria fredda e metallica
in modo che il tuo clangore riecheggi
per un poco. Ti induco in tentazione con nudità
in terrazza, con i tamburelli, con tutti i miei vezzi
da gitana. Con gli slanciati fianchi del desiderio
induco in tentazione te, che te ne sei andato per sempre,
un pensiero che riesco a formulare
perché questa lettera è scritta
al di fuori di qualunque morte.
Lettera a un bacio che è morto per noi – da Baci portatili
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

