SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
TERZA USCITA
PARTE III
Tess Gallagher
Quando mi alzo è un pezzo che lavora
agile il suo pennello sopra la casa.
Lo guardo sulla scala sotto la gronda
e mi rivedo addormentata nel sogno
che non sono riuscita a portare fino
alla veglia. Si dorme dentro una casa
che vien dipinta e vite intere
diventano l’impronta familiare della luce
del giorno sulla pianta della preghiera.
Questo “non ricordare” è una novità
di un posto dove si è stati.
Spontaneamente – dalla raccolta omonima
Tess Gallagher è capace di farci accedere profondamente, anche attraverso l’uso delle immagini in un mondo diverso dal nostro. Siamo in questa casa un po’ buia, un po’ silenziosa, capace di ospitare tutti i sentimenti dei quali disponiamo. C’è spazio per la meraviglia, per la tristezza, la noia, la felicità, la solitudine, la paura. Siamo noi le nostre case e Tess Gallagher è come venire a darci le parole d’ordine. Ogni cosa è al suo posto quando entriamo, è come lo abbiamo lasciato, come lo ricordiamo.
Leggere Tess Gallagher può essere molto doloroso per quanti hanno difficoltà nel distinguere il presente dal passato. Può ingenerare una confusione, una sorta di paese a metà tra il ricordo e la dimenticanza, che non si sa se è sogno o qualcosa di vero.
sulla parete bianca. Faccio scorrere l’acqua più bollente
che riesco a sopportare per riscaldare il bagno.
Me la getto a piene mani sulle spalle – come una volta
lui mi premette la testa contro la sua coscia e mi riversò
un rivolo d’acqua gelida sul collo dalla fonte
da cui stavamo bevendo. Un dispetto stupendo
che fissa per sempre l’attimo e m’impedisce
di guardarmi indietro. Fino a ora, il luminoso ora, con l’acqua
che non è mai abbastanza calda da scacciare quel brivido.
Ma ricordo la solitudine – nessun’altra
presenza e ogni cosa quel che era. Non questo nudo
palpito in cui ti trasformo come mi hai trasformato tu
nel tuo falò di veglia, nella luce che ti assassina.
Ora che non sono mai sola – da Ponte verso la luna
Il frammento è quanto può rimanere del passato, è il custode di un tempo, di un istante che tra gli altri siamo riusciti a catturare e tenerci per noi. Possiamo, solo di tanto in tanto, recuperarlo e portarlo qui nel tentativo vano di riviverlo. Il fatto che sia vano non rende però questo ricordare inutile, perché ci permette di far filtrare luce e di trattenere, pur nella sua aleatorietà ciò che è passato, senza lasciarlo svanire.
Tess Gallagher scrive poesie che sono una lotta non contro il dolore, ma contro la dimenticanza. Sono un invito a ricordare e affrontare nella nostra memoria, dentro di noi, qualunque dolore, per quanto grande e profondo.
Tre notti sei rimasto morto in casa.
Tre notti nel gelo del corpo.
Volevo forse avere la prova sicura di quanto
fossi stata lasciata sola? Nel grande buio della stanza
sono salita accanto a te nel letto, il letto
in cui c’eravamo amati e in cui avevamo dormito, spostati
e non sposati.
C’era un alone di freddo intorno a te
come se con la morte i messaggi del corpo arrivassero
più lontano e il mio calore assumesse argenteo biancore
di una voce lanciata intatta attraverso la neve solo
per sentire se stessa nel nitore del richiamo.
Per un po’, allora, siamo stati morti insieme, galleggiando
sereni sull’ampio e bizzarro baldacchino
del mondo abbandonato.
Veglia – da Ponte verso la Luna
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
TERZA USCITA
PARTE III
Tess Gallagher
Quando mi alzo è un pezzo che lavora
agile il suo pennello sopra la casa.
Lo guardo sulla scala sotto la gronda
e mi rivedo addormentata nel sogno
che non sono riuscita a portare fino
alla veglia. Si dorme dentro una casa
che vien dipinta e vite intere
diventano l’impronta familiare della luce
del giorno sulla pianta della preghiera.
Questo “non ricordare” è una novità
di un posto dove si è stati.
Spontaneamente – dalla raccolta omonima
Tess Gallagher è capace di farci accedere profondamente, anche attraverso l’uso delle immagini in un mondo diverso dal nostro. Siamo in questa casa un po’ buia, un po’ silenziosa, capace di ospitare tutti i sentimenti dei quali disponiamo. C’è spazio per la meraviglia, per la tristezza, la noia, la felicità, la solitudine, la paura. Siamo noi le nostre case e Tess Gallagher è come venire a darci le parole d’ordine. Ogni cosa è al suo posto quando entriamo, è come lo abbiamo lasciato, come lo ricordiamo.
Leggere Tess Gallagher può essere molto doloroso per quanti hanno difficoltà nel distinguere il presente dal passato. Può ingenerare una confusione, una sorta di paese a metà tra il ricordo e la dimenticanza, che non si sa se è sogno o qualcosa di vero.
sulla parete bianca. Faccio scorrere l’acqua più bollente
che riesco a sopportare per riscaldare il bagno.
Me la getto a piene mani sulle spalle – come una volta
lui mi premette la testa contro la sua coscia e mi riversò
un rivolo d’acqua gelida sul collo dalla fonte
da cui stavamo bevendo. Un dispetto stupendo
che fissa per sempre l’attimo e m’impedisce
di guardarmi indietro. Fino a ora, il luminoso ora, con l’acqua
che non è mai abbastanza calda da scacciare quel brivido.
Ma ricordo la solitudine – nessun’altra
presenza e ogni cosa quel che era. Non questo nudo
palpito in cui ti trasformo come mi hai trasformato tu
nel tuo falò di veglia, nella luce che ti assassina.
Ora che non sono mai sola – da Ponte verso la luna
Il frammento è quanto può rimanere del passato, è il custode di un tempo, di un istante che tra gli altri siamo riusciti a catturare e tenerci per noi. Possiamo, solo di tanto in tanto, recuperarlo e portarlo qui nel tentativo vano di riviverlo. Il fatto che sia vano non rende però questo ricordare inutile, perché ci permette di far filtrare luce e di trattenere, pur nella sua aleatorietà ciò che è passato, senza lasciarlo svanire.
Tess Gallagher scrive poesie che sono una lotta non contro il dolore, ma contro la dimenticanza. Sono un invito a ricordare e affrontare nella nostra memoria, dentro di noi, qualunque dolore, per quanto grande e profondo.
Tre notti sei rimasto morto in casa.
Tre notti nel gelo del corpo.
Volevo forse avere la prova sicura di quanto
fossi stata lasciata sola? Nel grande buio della stanza
sono salita accanto a te nel letto, il letto
in cui c’eravamo amati e in cui avevamo dormito, spostati
e non sposati.
C’era un alone di freddo intorno a te
come se con la morte i messaggi del corpo arrivassero
più lontano e il mio calore assumesse argenteo biancore
di una voce lanciata intatta attraverso la neve solo
per sentire se stessa nel nitore del richiamo.
Per un po’, allora, siamo stati morti insieme, galleggiando
sereni sull’ampio e bizzarro baldacchino
del mondo abbandonato.
Veglia – da Ponte verso la Luna
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.

