SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
SE SAPESSI DOVE TROVARTI – QUARTA USCITA
Quando su di te si chiudeva la luce
ti dissi: «Dietro casa mia c’è un palazzo di montagne».
Volevo tu le vedessi, regali
nei loro scialli di neve sopra le case operaie
della città. Te le raccontavo come una mamma
spiega la morte al suo bambino, un posto
dove è possibile andare a stare lasciandosi gli altri
alle spalle, e gli sussurra «Tanto verranno tutti, a dopo»,
così si rimane soli, ma solo per poco.
Te ne scivolavi via dai nostri giorni
come una maturità inversa, attaccato
tuttavia alla luce.
Ogni volta che indovinavi la strada
di casa
grazie ai bordi, vedevo la mia immagine
liberarsi nelle strade della tua memoria, il mio viso
come quello di un viaggiatore nel tempo, per sempre
giovane
e ogni cosa che toccavi si faceva da parte.
Lettura ad alta voce – da Spontaneamente
PARTE IV
Ti direi addio
Mi piacerebbe poter concludere questo ciclo di articoli su Tess Gallagher mettendo in campo giusto qualche piccola riflessione, prima di lasciare a lei e a Raymond Carver la parola.
Tess Gallagher è semplice da leggere perché c’è in lei la volontà di renderci partecipi, di aiutarci a capire e, forse, ad essere capiti. Le sue parole sono ospitali. Ci raccontano ciò che è stato sinceramente. L’io della Gallagher non ostruisce il nostro sentire, al più lo guida in una vita altra, della quale siamo spettatori e allo stesso tempo protagonisti.
Leggere le sue poesie è importante perché fa male, perché ci ricorda che ciò che c’è non è per sempre. Riconsiderare il presente a partire da ciò che si è perso indietro, nel tempo.
L’insistenza, la forza del ricordare, come una missione per tenere insieme ciò che ci rende chi siamo.
Palpito che vibri
il tuo regno
di foglie
vicino alla cerimonia
dell’acqua, non ho mai
insistito su di te. Ammetto
un certo ritardo. Ero l’Imperatrice
del Ritardo. Ma ormai non si può
più rimandare. Dal sacro ramo
della mia sola voce – insisto.
Insisto per tutti noi,
che poi è il compito
della voce e in special modo
del poeta. Altrimenti
a che cosa servo, che altra utilità
ho se non
insisto?
Ci sono messaggi da mandare.
Riunioni e canti.
Perché abbiamo bisogno
di insistere. Altrimenti a che cosa
serviamo? Che altra
utilità abbiamo?
Rifiuto del silenzio – da Amplitudine
In queste ultime battute l’omaggio più grande che si potrebbe desiderare, una poesia d’amore da parte di chi con Tess Gallagher la vita l’ha vissuta e poi, felicemente, nonostante tutto, conclusa: Raymond Carver.
Ci sono molti modi di rendersi utili al mondo Tess Gallagher lo fa donandosi, trasparente e cupa come un vetro fumè. Se vogliamo vedere bene non c’è bisogno di sforzare gli occhi, ma di chiuderli e di accoglierli, semplicemente, spontaneamente.
Giù nello Stretto le onde schiumano
come dicono qui. Il mare è mosso e meno male
che non sono uscito. Sono contento d’aver pescato
tutto il giorno a Morse Creek, trascinando avanti
e indietro un Daredevil rosso. Non ho preso niente.
Neanche un morso. Ma mi sta bene così. E’ stato bello!
Avevo con me il temperino di tuo padre e sono stato seguito
per un po’ da una cagnetta che i padroni chiamavano Dixie.
A volte mi sentivo così felice che dovevo smettere
di pescare. A un certo punto mi sono sdraiato sulla sponda
e ho chiuso gli occhi per ascoltare il rumore che faceva l’acqua
e il vento che fischiava sulla cima degli alberi. Lo stesso vento
che soffia giù nello Stretto, eppure è diverso.
Per un po’ mi son lasciato immaginare che ero morto
e mi stava bene anche quello, almeno per un paio
di minuti, finché non me ne sono ben reso conto: Morto.
Mentre me ne stavo lì sdraiato a occhi chiusi,
dopo essermi immaginato come sarebbe stato
se non avessi davvero potuto più rialzarmi, ho pensato a te.
Ho aperto gli occhi e mi sono alzato subito
e son ritornato a esser contento.
E’ che te ne sono grato, capisci. E te lo volevo dire.
Per Tess – da Orientarsi con le stelle – di Raymond Carver.
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.
SE SAPESSI DOVE TROVARTI
TI DIREI ADDIO
SE SAPESSI DOVE TROVARTI – QUARTA USCITA
Quando su di te si chiudeva la luce
ti dissi: «Dietro casa mia c’è un palazzo di montagne».
Volevo tu le vedessi, regali
nei loro scialli di neve sopra le case operaie
della città. Te le raccontavo come una mamma
spiega la morte al suo bambino, un posto
dove è possibile andare a stare lasciandosi gli altri
alle spalle, e gli sussurra «Tanto verranno tutti, a dopo»,
così si rimane soli, ma solo per poco.
Te ne scivolavi via dai nostri giorni
come una maturità inversa, attaccato
tuttavia alla luce.
Ogni volta che indovinavi la strada
di casa
grazie ai bordi, vedevo la mia immagine
liberarsi nelle strade della tua memoria, il mio viso
come quello di un viaggiatore nel tempo, per sempre
giovane
e ogni cosa che toccavi si faceva da parte.
Lettura ad alta voce – da Spontaneamente
PARTE IV
Ti direi addio
Mi piacerebbe poter concludere questo ciclo di articoli su Tess Gallagher mettendo in campo giusto qualche piccola riflessione, prima di lasciare a lei e a Raymond Carver la parola.
Tess Gallagher è semplice da leggere perché c’è in lei la volontà di renderci partecipi, di aiutarci a capire e, forse, ad essere capiti. Le sue parole sono ospitali. Ci raccontano ciò che è stato sinceramente. L’io della Gallagher non ostruisce il nostro sentire, al più lo guida in una vita altra, della quale siamo spettatori e allo stesso tempo protagonisti.
Leggere le sue poesie è importante perché fa male, perché ci ricorda che ciò che c’è non è per sempre. Riconsiderare il presente a partire da ciò che si è perso indietro, nel tempo.
L’insistenza, la forza del ricordare, come una missione per tenere insieme ciò che ci rende chi siamo.
Palpito che vibri
il tuo regno
di foglie
vicino alla cerimonia
dell’acqua, non ho mai
insistito su di te. Ammetto
un certo ritardo. Ero l’Imperatrice
del Ritardo. Ma ormai non si può
più rimandare. Dal sacro ramo
della mia sola voce – insisto.
Insisto per tutti noi,
che poi è il compito
della voce e in special modo
del poeta. Altrimenti
a che cosa servo, che altra utilità
ho se non
insisto?
Ci sono messaggi da mandare.
Riunioni e canti.
Perché abbiamo bisogno
di insistere. Altrimenti a che cosa
serviamo? Che altra
utilità abbiamo?
Rifiuto del silenzio – da Amplitudine
In queste ultime battute l’omaggio più grande che si potrebbe desiderare, una poesia d’amore da parte di chi con Tess Gallagher la vita l’ha vissuta e poi, felicemente, nonostante tutto, conclusa: Raymond Carver.
Ci sono molti modi di rendersi utili al mondo Tess Gallagher lo fa donandosi, trasparente e cupa come un vetro fumè. Se vogliamo vedere bene non c’è bisogno di sforzare gli occhi, ma di chiuderli e di accoglierli, semplicemente, spontaneamente.
Giù nello Stretto le onde schiumano
come dicono qui. Il mare è mosso e meno male
che non sono uscito. Sono contento d’aver pescato
tutto il giorno a Morse Creek, trascinando avanti
e indietro un Daredevil rosso. Non ho preso niente.
Neanche un morso. Ma mi sta bene così. E’ stato bello!
Avevo con me il temperino di tuo padre e sono stato seguito
per un po’ da una cagnetta che i padroni chiamavano Dixie.
A volte mi sentivo così felice che dovevo smettere
di pescare. A un certo punto mi sono sdraiato sulla sponda
e ho chiuso gli occhi per ascoltare il rumore che faceva l’acqua
e il vento che fischiava sulla cima degli alberi. Lo stesso vento
che soffia giù nello Stretto, eppure è diverso.
Per un po’ mi son lasciato immaginare che ero morto
e mi stava bene anche quello, almeno per un paio
di minuti, finché non me ne sono ben reso conto: Morto.
Mentre me ne stavo lì sdraiato a occhi chiusi,
dopo essermi immaginato come sarebbe stato
se non avessi davvero potuto più rialzarmi, ho pensato a te.
Ho aperto gli occhi e mi sono alzato subito
e son ritornato a esser contento.
E’ che te ne sono grato, capisci. E te lo volevo dire.
Per Tess – da Orientarsi con le stelle – di Raymond Carver.
Articolo e grafica a cura di Matteo Fiorucci.


