SERIAL CINEMA
BREAKING BAD

SECONDA USCITA

PARTE II

L’ho fatto per me

Il creatore di Breaking Bad, Vince Gilligan, ha spesso descritto la serie come “prendere Mister Chips (il professore buono del film Addio, Mr. Chips del 1939) e trasformarlo in Scarface”. Come abbiamo visto, infatti, è la trasformazione la vera protagonista della serie.
Ma in che modo un tranquillo professore di chimica si è trasformato in Heisenberg, il più temuto signore della droga di Albuquerque?
Spesso ci si chiede se esista un momento preciso in cui Walt cessa di esistere lasciando posto alla sua parte più oscura. Qual è questo momento? È la diagnosi del cancro? I primi atti di violenza? Il primo omicidio? Il faccia a faccia con lo spietato Tuco?
Me lo sono chiesto spesso anche io (e lo chiedo anche a voi lettori), ma non sono mai riuscito a darmi una risposta soddisfacente. Ho poi realizzato che, in realtà, non c’è un momento preciso in cui si attua questa trasformazione. Breaking Bad è la storia di una metamorfosi e, nella vita reale, le metamorfosi sono lente e scandite da momenti tutti importanti.
Per questo la serie ha un ritmo così misurato, che tende ad aprirsi ad improvvise accelerazioni. Per questo è così cupa ed esplicita. Non prende scorciatoie e ci mostra tutte le dolorose tappe del percorso che porta da Walter White ad Heisenberg.

C’è un altro aspetto su cui interrogarsi riguardo a questa trasformazione. La metamorfosi del protagonista è definitiva? Walter è uno scarafaggio che non tornerà più ad essere Gregor Samsa? Anche in questo caso, la mia (personalissima e discutibilissima) risposta è no. Walter è piuttosto un Dr. Jekyll che deve convivere con il suo personalissimo Mr. Hyde.
Heisenberg è solo un’altra faccia di Walter White, così come Walter White è un’altra faccia di Heisenberg. Il padre di famiglia continua a coesistere col mostro dei cristalli blu. Un giorno tiene in braccio sua figlia neonata e il giorno dopo avvelena un bambino pur di raggiungere i suoi scopi. Il rapporto tra i suoi io è osmotico e Bryan Cranston riesce magistralmente ad interpretare questa dualità. Quando è Heisenberg a prendere il controllo, nei suoi occhi si nota la decisione, il cinismo, la consapevolezza.

C’è poi un ulteriore, importantissimo aspetto riguardo alla metamorfosi del protagonista: la sua trasformazione, la sua lenta discesa agli inferi, non è inevitabile, ma è frutto di una serie di scelte. Walter a un certo punto sceglie, volontariamente, di diventare cattivo.
Questo accade da subito, con la prima, assurda scelta: nonostante le evidenti difficoltà economiche, Walt rifiuta l’aiuto finanziario di Elliot e Gretchen Schwartz, suoi ex soci della Grey Matter, ormai miliardari grazie all’azienda che lui aveva contribuito a fondare. La abbandonò per orgoglio prima del successo e non si voltò mai indietro, covando però un inestinguibile risentimento nei loro confronti. Nonostante gli Schwarz si sentano in debito con lui, e vorrebbero saldarlo in qualche modo, la loro offerta di pagargli tutte le cure mediche non fa che renderlo più furioso, e la rifiuta sdegnosamente, per orgoglio, appunto.

Questo orgoglio crescerà poi in maniera direttamente proporzionale alla fama di Heisenberg, offuscando tutte le giustificazioni che si era inizialmente costruito. Perché nonostante abbia spesso la possibilità di uscire dal giro, continua non solo a volerne far parte, ma anche dominarlo. Man mano che la pila di dollari, chiusa in un magazzino sperduto di Albuquerque, aumenta, diventa sempre più chiaro che non è una questione di soldi.
Nella prima parte dell’articolo qualcuno forse avrà notato una certa enfasi sulla parola “famiglia”. Non è una ridondanza casuale. Il principale motivo per cui Walter decide di intraprendere una strada così tortuosa è, come abbiamo visto, quello di lasciare più soldi possibili ai suoi cari, e lui lo ribadisce a più riprese. Più si va avanti negli episodi, tuttavia, e più questa diventa la più grande e terribile menzogna di Breaking Bad, che Walt propina non solo agli altri, ma anche a se stesso.
In realtà il cancro è solo un catalizzatore e la preoccupazione per la famiglia solo una spinta iniziale e, successivamente, un alibi per giustificare le sue azioni. Quello che sembrava un estremo sacrificio di un padre di famiglia diventa una malata ed egocentrica scalata al potere che non guarda in faccia a nessuno.
Walter non se ne rende conto, o non vuole rendersene conto. Continua strenuamente ad autoconvincersi che tutto quello che fa e che ha fatto, tutto il dolore che ha causato, l’ha fatto per la sua famiglia. Solo nell’episodio finale della serie, Felina, in un ultimo saluto alla moglie Skyler, Walter riuscirà ad ammettere la verità: “Tutto quello che ho fatto… l’ho fatto per me. Mi piaceva farlo… ed ero molto bravo, e mi sono sentito… mi sono sentito vivo”.

Articolo a cura di Simone Fiorucci.
Grafica di Luigi Mameli.

SERIAL CINEMA
BREAKING BAD

SECONDA USCITA

PARTE II

L’ho fatto per me

Il creatore di Breaking Bad, Vince Gilligan, ha spesso descritto la serie come “prendere Mister Chips (il professore buono del film Addio, Mr. Chips del 1939) e trasformarlo in Scarface”. Come abbiamo visto, infatti, è la trasformazione la vera protagonista della serie.
Ma in che modo un tranquillo professore di chimica si è trasformato in Heisenberg, il più temuto signore della droga di Albuquerque?
Spesso ci si chiede se esista un momento preciso in cui Walt cessa di esistere lasciando posto alla sua parte più oscura. Qual è questo momento? È la diagnosi del cancro? I primi atti di violenza? Il primo omicidio? Il faccia a faccia con lo spietato Tuco?
Me lo sono chiesto spesso anche io (e lo chiedo anche a voi lettori), ma non sono mai riuscito a darmi una risposta soddisfacente. Ho poi realizzato che, in realtà, non c’è un momento preciso in cui si attua questa trasformazione. Breaking Bad è la storia di una metamorfosi e, nella vita reale, le metamorfosi sono lente e scandite da momenti tutti importanti.
Per questo la serie ha un ritmo così misurato, che tende ad aprirsi ad improvvise accelerazioni. Per questo è così cupa ed esplicita. Non prende scorciatoie e ci mostra tutte le dolorose tappe del percorso che porta da Walter White ad Heisenberg.

C’è un altro aspetto su cui interrogarsi riguardo a questa trasformazione. La metamorfosi del protagonista è definitiva? Walter è uno scarafaggio che non tornerà più ad essere Gregor Samsa? Anche in questo caso, la mia (personalissima e discutibilissima) risposta è no. Walter è piuttosto un Dr. Jekyll che deve convivere con il suo personalissimo Mr. Hyde.
Heisenberg è solo un’altra faccia di Walter White, così come Walter White è un’altra faccia di Heisenberg. Il padre di famiglia continua a coesistere col mostro dei cristalli blu. Un giorno tiene in braccio sua figlia neonata e il giorno dopo avvelena un bambino pur di raggiungere i suoi scopi. Il rapporto tra i suoi io è osmotico e Bryan Cranston riesce magistralmente ad interpretare questa dualità. Quando è Heisenberg a prendere il controllo, nei suoi occhi si nota la decisione, il cinismo, la consapevolezza.

C’è poi un ulteriore, importantissimo aspetto riguardo alla metamorfosi del protagonista: la sua trasformazione, la sua lenta discesa agli inferi, non è inevitabile, ma è frutto di una serie di scelte. Walter a un certo punto sceglie, volontariamente, di diventare cattivo.
Questo accade da subito, con la prima, assurda scelta: nonostante le evidenti difficoltà economiche, Walt rifiuta l’aiuto finanziario di Elliot e Gretchen Schwartz, suoi ex soci della Grey Matter, ormai miliardari grazie all’azienda che lui aveva contribuito a fondare. La abbandonò per orgoglio prima del successo e non si voltò mai indietro, covando però un inestinguibile risentimento nei loro confronti. Nonostante gli Schwarz si sentano in debito con lui, e vorrebbero saldarlo in qualche modo, la loro offerta di pagargli tutte le cure mediche non fa che renderlo più furioso, e la rifiuta sdegnosamente, per orgoglio, appunto.

Questo orgoglio crescerà poi in maniera direttamente proporzionale alla fama di Heisenberg, offuscando tutte le giustificazioni che si era inizialmente costruito. Perché nonostante abbia spesso la possibilità di uscire dal giro, continua non solo a volerne far parte, ma anche dominarlo. Man mano che la pila di dollari, chiusa in un magazzino sperduto di Albuquerque, aumenta, diventa sempre più chiaro che non è una questione di soldi.
Nella prima parte dell’articolo qualcuno forse avrà notato una certa enfasi sulla parola “famiglia”. Non è una ridondanza casuale. Il principale motivo per cui Walter decide di intraprendere una strada così tortuosa è, come abbiamo visto, quello di lasciare più soldi possibili ai suoi cari, e lui lo ribadisce a più riprese. Più si va avanti negli episodi, tuttavia, e più questa diventa la più grande e terribile menzogna di Breaking Bad, che Walt propina non solo agli altri, ma anche a se stesso.
In realtà il cancro è solo un catalizzatore e la preoccupazione per la famiglia solo una spinta iniziale e, successivamente, un alibi per giustificare le sue azioni. Quello che sembrava un estremo sacrificio di un padre di famiglia diventa una malata ed egocentrica scalata al potere che non guarda in faccia a nessuno.
Walter non se ne rende conto, o non vuole rendersene conto. Continua strenuamente ad autoconvincersi che tutto quello che fa e che ha fatto, tutto il dolore che ha causato, l’ha fatto per la sua famiglia. Solo nell’episodio finale della serie, Felina, in un ultimo saluto alla moglie Skyler, Walter riuscirà ad ammettere la verità: “Tutto quello che ho fatto… l’ho fatto per me. Mi piaceva farlo… ed ero molto bravo, e mi sono sentito… mi sono sentito vivo”.

Articolo a cura di Simone Fiorucci.
Grafica di Luigi Mameli.