SERIAL CINEMA
BREAKING BAD
TERZA USCITA
PARTE III
Peekaboo
L’evoluzione di Jesse Pinkman in Breaking Bad è forse ancor più complessa, profonda ed emozionalmente devastante di quella di Walter White.
All’inizio della serie, conosciamo Jesse come un reietto della società, un fallito che, non sapendo far nulla nella sua vita, vede nella produzione e spaccio di metanfetamina la sua unica, possibile fonte di sostentamento. Inizialmente, mettendo a confronto i due personaggi, siamo portati a metterli su due piani completamente diversi: da un lato un parassita della società, dall’altro un padre di famiglia con un cancro in stato avanzato, costretto dagli eventi a darsi alla produzione di metanfetamina. Il prosieguo della serie, però, ci dirà ben altro.
Prendiamo ad esempio una scena apparentemente insignificante, ma che in realtà ci dice molto su chi è Jesse Pinkman. Nell’episodio “Una lezione indimenticabile” (il titolo originale è “Peekaboo”, 2×06), Jesse nota uno scarabeo sul marciapiede. Si abbassa e lo osserva con ammirazione. Vedendo arrivare il suo amico Skinny Pete, si rialza. Questo nota lo scarabeo e lo schiaccia senza pensarci due volte. Jesse assiste alla scena, un po’ triste, ma non dice nulla. Cosa vuole dirci questa scena? Jesse guarda il mondo con gli occhi e la purezza di un bambino, ma vive in una realtà che di puro ha ben poco, una realtà nella quale, come lo scarabeo, verrà schiacciato, più e più volte.
Nello stesso episodio sopra citato abbiamo poi un altro assaggio del vero animo del personaggio. Su ordine di Walt, Jesse deve andare a recuperare la dose che due tossicomani hanno rubato a Skinny Pete. Arrivato alla casa dei due, non trova nessuno dentro, ma, mentre rovista in giro, esce dalla sua cameretta un bambino. Avrà sì e no quattro anni ed è solo, lì, in quella casa trasandata, sporca e piena di siringhe. Jesse è sconvolto. Non riesce ad accettare che un bambino debba vivere in certe condizioni. In attesa dei due tossicodipendenti, gli prepara da mangiare, ci parla e ci gioca. Dopo un po’, i due tornano a casa e Jesse si affretta a mettere al sicuro il bambino. Il resto dell’episodio è di una crudezza terribile. Jesse, alla fine, riuscirà a recuperare i soldi, ma non è questa la cosa importante. A fine episodio, esce dalla casa portando fuori il bambino, chiama la polizia e, dopo un commosso saluto al piccolo, scappa.
Jesse è dalla parte dei più deboli, perché lui stesso, in quel mondo, è un debole. Sebbene sia nel giro della droga da molto più tempo di Walt, è evidente che sia Jesse il pesce fuor d’acqua. Non è tagliato per un mondo che si regge sulla legge del più forte, perché non è quella legge che lui segue.
Jesse è guidato da una purezza morale che, però, viene costantemente calpestata e corrotta e che lo getta in un vortice di colpevolizzazione. Perché mentre Walt si autoconvince che le sue azioni sono moralmente giustificabili, Jesse è attanagliato dai sensi di colpa e non cerca mai di giustificarsi. Jesse tende piuttosto all’auto-accettazione: “Le responsabilità si evitano o si affrontano, signor White. In riabilitazione, ho imparato ad accettare me stesso per come sono. Ora so chi sono. Una persona cattiva” (“Ora basta” – 3×01).
La cosa veramente triste della vicenda è che il senso di colpa che lo corrode è causato principalmente da peccati non suoi. Dietro ogni suo dolore, dietro ogni pugnalata alla morale di Jesse c’è sempre la mano di Heisenberg.
Per questo, nell’episodio “Un minuto” (3×07), Jesse si scaglia fortemente contro Walt, in un tentativo di ribellione: “Non voglio avere niente a che fare con te. Da quando ti ho incontrato, tutto ciò di cui mi importava è andato. Rovinato, coperto di merda, morto e tutto da quando frequento il grande Heisenberg. Non sono mai stato più solo. Io non ho niente! E nessuno!”. Jesse, tuttavia, non riuscirà mai a liberarsi dell’ombra di Heisenberg e a fuggire da quel mondo, che continuerà a corromperlo, a macchiarlo e a portargli via tutto ciò che ama.
Articolo a cura di Simone Fiorucci.
Grafica di Luigi Mameli.
SERIAL CINEMA
BREAKING BAD
TERZA USCITA
PARTE III
Peekaboo
L’evoluzione di Jesse Pinkman in Breaking Bad è forse ancor più complessa, profonda ed emozionalmente devastante di quella di Walter White.
All’inizio della serie, conosciamo Jesse come un reietto della società, un fallito che, non sapendo far nulla nella sua vita, vede nella produzione e spaccio di metanfetamina la sua unica, possibile fonte di sostentamento. Inizialmente, mettendo a confronto i due personaggi, siamo portati a metterli su due piani completamente diversi: da un lato un parassita della società, dall’altro un padre di famiglia con un cancro in stato avanzato, costretto dagli eventi a darsi alla produzione di metanfetamina. Il prosieguo della serie, però, ci dirà ben altro.
Prendiamo ad esempio una scena apparentemente insignificante, ma che in realtà ci dice molto su chi è Jesse Pinkman. Nell’episodio “Una lezione indimenticabile” (il titolo originale è “Peekaboo”, 2×06), Jesse nota uno scarabeo sul marciapiede. Si abbassa e lo osserva con ammirazione. Vedendo arrivare il suo amico Skinny Pete, si rialza. Questo nota lo scarabeo e lo schiaccia senza pensarci due volte. Jesse assiste alla scena, un po’ triste, ma non dice nulla. Cosa vuole dirci questa scena? Jesse guarda il mondo con gli occhi e la purezza di un bambino, ma vive in una realtà che di puro ha ben poco, una realtà nella quale, come lo scarabeo, verrà schiacciato, più e più volte.
Nello stesso episodio sopra citato abbiamo poi un altro assaggio del vero animo del personaggio. Su ordine di Walt, Jesse deve andare a recuperare la dose che due tossicomani hanno rubato a Skinny Pete. Arrivato alla casa dei due, non trova nessuno dentro, ma, mentre rovista in giro, esce dalla sua cameretta un bambino. Avrà sì e no quattro anni ed è solo, lì, in quella casa trasandata, sporca e piena di siringhe. Jesse è sconvolto. Non riesce ad accettare che un bambino debba vivere in certe condizioni. In attesa dei due tossicodipendenti, gli prepara da mangiare, ci parla e ci gioca. Dopo un po’, i due tornano a casa e Jesse si affretta a mettere al sicuro il bambino. Il resto dell’episodio è di una crudezza terribile. Jesse, alla fine, riuscirà a recuperare i soldi, ma non è questa la cosa importante. A fine episodio, esce dalla casa portando fuori il bambino, chiama la polizia e, dopo un commosso saluto al piccolo, scappa.
Jesse è dalla parte dei più deboli, perché lui stesso, in quel mondo, è un debole. Sebbene sia nel giro della droga da molto più tempo di Walt, è evidente che sia Jesse il pesce fuor d’acqua. Non è tagliato per un mondo che si regge sulla legge del più forte, perché non è quella legge che lui segue.
Jesse è guidato da una purezza morale che, però, viene costantemente calpestata e corrotta e che lo getta in un vortice di colpevolizzazione. Perché mentre Walt si autoconvince che le sue azioni sono moralmente giustificabili, Jesse è attanagliato dai sensi di colpa e non cerca mai di giustificarsi. Jesse tende piuttosto all’auto-accettazione: “Le responsabilità si evitano o si affrontano, signor White. In riabilitazione, ho imparato ad accettare me stesso per come sono. Ora so chi sono. Una persona cattiva” (“Ora basta” – 3×01).
La cosa veramente triste della vicenda è che il senso di colpa che lo corrode è causato principalmente da peccati non suoi. Dietro ogni suo dolore, dietro ogni pugnalata alla morale di Jesse c’è sempre la mano di Heisenberg.
Per questo, nell’episodio “Un minuto” (3×07), Jesse si scaglia fortemente contro Walt, in un tentativo di ribellione: “Non voglio avere niente a che fare con te. Da quando ti ho incontrato, tutto ciò di cui mi importava è andato. Rovinato, coperto di merda, morto e tutto da quando frequento il grande Heisenberg. Non sono mai stato più solo. Io non ho niente! E nessuno!”. Jesse, tuttavia, non riuscirà mai a liberarsi dell’ombra di Heisenberg e a fuggire da quel mondo, che continuerà a corromperlo, a macchiarlo e a portargli via tutto ciò che ama.
Articolo a cura di Simone Fiorucci.
Grafica di Luigi Mameli.

